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Giappone: CBT migliora i sintomi cronici post vaccinazione HPV

terapia cognitivo comportamentale

Alcuni medici giapponesi hanno riferito che un approccio basato sulla terapia cognitivo-comportamentale (CBT) è riuscito a fornire sollievo alle giovani donne con sintomi cronici, tra cui dolore persistente, insorti a seguito della vaccinazione HPV.

I dati sono stati pubblicati nella rivista Pain Research and Management.

Un gruppo di 105 pazienti che riportavano sintomi cronici che esse ritengono essere legati al vaccino contro il papilloma virus umano è stato assegnato ad un programma di esercizi e semplici attività quotidiane; delle 80 pazienti presentatesi al follow-up, 10 hanno mostrato un miglioramento marcato e 43 hanno mostrato miglioramenti moderati.

"Un programma di esercizi e attività da svolgersi quotidianamente, basato sui principi della terapia cognitivo-comportamentale, è riuscito ad alleviare i sintomi che alcune giovani donne giapponesi hanno riportato a seguito della vaccinazione contro il virus HPV", scrivono gli autori, guidati dal Dr. Takahiro Ushida della Aichi Medical University.

Il Dr. Ushida e colleghi scrivono che il loro team ha cominciato a trattare queste donne dopo una richiesta inoltrata dal Ministero giapponese della Salute, del Lavoro e del Welfare.

Nel 2013, il Ministero ha ritirato la propria raccomandazione a favore della vaccinazione HPV e ha designato centri medici per la gestione della sintomatologia riportata da alcune donne a seguito della vaccinazione. Nel 2016 è stata presentata una causa collettiva contro il governo giapponese e contro le aziende produttrici del vaccino. Un team di avvocati ha presentato la causa per conto di 63 querelanti di età compresa fra i 15 e i 25 anni, che dicono di aver sviluppato sindromi croniche a seguito della vaccinazione. 

 

Terapia del dolore cronico


A partire da luglio 2013, il Dr. Ushida e colleghi hanno trattato, su richiesta del Ministero della Salute, 145 donne con sintomi cronici emersi dopo la vaccinazione HPV.

I medici hanno valutato i dati clinici e gli esami di laboratorio relativi a queste pazienti e hanno condotto ulteriori esami diagnostici. "Sulla base dei sintomi, delle condizioni di salute e dei dati clinici, abbiamo confermato e spiegato a queste donne che nella maggior parte dei casi non esistono prove di alcuna patologia che possa essere responsabili dei sintomi da loro descritti", scrivono gli autori. In assenza di prove dell'esistenza di una patologia, i medici hanno deciso di trattare queste pazienti secondo il protocollo usato per la terapia del dolore cronico.

Alcune pazienti e alcune famiglie si sono rifiutate di partecipare a questo tipo di terapia (n = 40). Le altre pazienti (75%, n = 105) hanno accettato di sottoporsi alla terapia e a questo gruppo di pazienti "è stato proposto un programma di esercizi da svolgersi a casa e attività quotidiane basate sui principi della terapia cognitivo-comportamentale".

Le pazienti sono state informate sulle possibili conseguenze per la salute del dolore cronico, che può portare a disturbi del sonno, calo del desiderio, ansia e depressione. 

Gli approcci terapeutici basati sulla CBT hanno aiutato le pazienti a comprendere meglio il loro dolore ed hanno insegnato loro "autocontrollo e strategie di gestione per incoraggiare cambiamenti nello stile di vita che potessero migliorare la qualità della loro vita", scrivono gli autori.

Il programma è stato modellato sulla base delle attività quotidiane delle pazienti. Alle pazienti sono stati assegnati esercizi di stretching per i muscoli delle spalle, dell'area lombare, delle cosce e del polpaccio ed esercizi per il potenziamento muscolare. Per quanto riguarda gli esercizi di stretching, le pazienti sono state seguite da un chirurgo ortopedico o da un fisioterapista, che ha adattato il programma di esercizi alle necessità di ciascuna paziente.

In 9 casi, alle pazienti è stato fornito anche il supporto di uno psicoterapeuta.

I sintomi sono migliorati nel 66,7% delle 80 pazienti che hanno partecipato al programma e che si sono presentate al follow-up. La maggior parte dei miglioramenti rilevati è stata di entità moderata, notano gli autori, infatti 10 pazienti hanno riferito di miglioramenti marcati, mentre 43 hanno riferito di miglioramenti moderati. Solo 2 pazienti hanno riferito un peggioramento dei propri sintomi.

Un'analisi condotta sui differenti tipi di sintomo, inclusi quelli psicologici, non ha trovato differenze significative ma ha osservato che "le pazienti affette da mialgia avevano una minor probabilità di miglioramento". I medici attribuiscono questo stato di cose alla maggiore inclinazione alla somatizzazione del sesso femminile, che può "impedire alle pazienti di notare i miglioramenti della propria sintomatologia".

"Sebbene avessimo ipotizzato che alcuni dei sintomi sperimentati dalle partecipanti potrebbero essere stati influenzati da fattori endocrini, psicologici e fisici tipici del passaggio all'età riproduttiva, ma i risultati non supportano questa tesi", concludono gli autori.

Riferimenti:

Pain Research and Management, Volume 2016 (2016), ID 3689352; http://dx.doi.org/10.1155/2016/3689352