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L'attuale epidemia di melanoma è il risultato di passati errori medici?

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Secondo un gruppo di ricercatori francesi, l'attuale epidemia di melanoma nei soggetti dalla pelle chiara è il risultato di convinzioni mediche errate sui benefici dell'esposizione ai raggi ultravioletti e l'uso massiccio dell'elioterapia del XX secolo.

Un'analisi statistica dei tassi di mortalità del melanoma sembra sottolineare gli effetti negativi dell'elioterapia, che consiste nell'esporre i bambini a intense radiazioni ultraviolette allo scopo di contrastare il rachitismo. I risultati dello studio sono stati presentati durante il congresso inaugurale 2017 della European CanCer Organisation (ECCO), da un gruppo di ricercatori guidati dal Dr. Philippe Autier, dell'International Prevention Research Institute di Lione.

L'analisi mostra come i tassi di mortalità legati al melanoma siano in diminuzione da quando sono state introdotte misure preventive per l'esposizione al sole e i ricercatori francesi prevedono che le morti per melanoma diventeranno molto rare nei pazienti di età inferiore ai 50 anni. "Si tratta di un'ottima notizia, che dimostra l'efficacia di una corretta prevenzione", ha commentato il presidente di ECCO, Dr. Peter Naredi, della Sahlgrenska Academy presso l'Università di Gothenburg in Svezia.

I ricercatori hanno notato che all'inizio del Novecento il melanoma era raramente menzionato nella letteratura medica fra le cause di morte, così come hanno notato un sensibile aumento dei tassi di mortalità legati al melanoma nella popolazione dalla pelle chiara nata fra gli anni '50 e gli anni '80.

Adesso i tassi di mortalità sono ancora in crescita nella popolazione dai 70 anni in su, ma si sono stabilizzati nella popolazione di età compresa fra i 50 e i 69 anni e sono in diminuzione negli individui di età inferiore ai 50 anni. "Un contrasto del genere fra popolazioni di età diversa è il segnale di cambiamenti significativi fra le generazioni nelle modalità di esposizione a un fattore di rischio per lo sviluppo del melanoma", scrivono gli autori.

Le statistiche dimostrano che l'eccessiva esposizione legata all'aumento delle morti per melanoma ha avuto luogo fra il 1910 e il 1950, periodo di massima popolarità dell'elioterapia. Questa terapia consisteva nell'esporre i bambini a una potente luce ultravioletta, indossando il minor quantitativo di indumenti possibile per cercare di massimizzare la superficie cutanea esposta ai raggi ultravioletti. Non veniva impiegato alcun tipo di barriera, a eccezione di speciali occhiali protettivi. "Al tempo non si conoscevano gli effetti carcinogenici della radiazione ultravioletta", scrivono i ricercatori.

Nel 1920 l'elioterapia era già estremamente diffusa fra gli individui dalla pelle chiara ed era comune la convinzione, soprattutto fra i medici, che la luce ultravioletta avesse effetti positivi. Parte della popolarità di questo tipo di luce è stata dovuta alla scoperta del ruolo essenziale della radiazione UVB nella sintesi della vitamina D, che ha condotto a pensare che potesse essere usata come strumento di prevenzione del rachitismo, causato proprio dalla carenza di vitamina D.

Le convinzioni sui benefici dell'esposizione alla luce ultravioletta vennero rafforzate dalle osservazioni di alcuni medici, che sottolinearono la capacità di questo tipo di radiazione di curare alcune infezioni cutanee. La luce ultravioletta cominciò a essere considerata un efficace battericida e venne impiegata anche nella cura dei pazienti affetti da tubercolosi. Tuttavia, secondo gli autori dello studio, si trattò per lo più di esagerazioni: "L'interesse improvviso dimostrato da un numero altissimo di medici condusse a più d'una esagerazione circa gli effetti curativi e preventivi dell'esposizione alla luce ultravioletta", scrivono i ricercatori.

Questo ha portato all'adozione di strumenti per l'elioterapia in molti ospedali e cliniche e alla commercializzazione di piccole lampade UV per uso privato. Fra il 1910 al 1960 moltissimi bambini sono stati sottoposti a questo tipo di terapia "per prevenire il rachitismo e per migliorare il loro stato di salute", sottolineano i ricercatori. "Era pratica comune sottoporre i neonati e i bambini in età scolare a trattamenti UV con apposite lampade o tramite l'esposizione al sole nelle ore più calde della giornata", ha commentato il Dr. Autier.

La popolarità dell'elioterapia cominciò a diminuire dopo il secondo conflitto mondiale: "La moda dell'elioterapia svanì del tutto negli anni '60, quando terapie efficaci come i vaccini e gli antibiotici divennero accessibili a tutta la popolazione", spiega il Dr. Autier: "In questo periodo cominciò inoltre a diffondersi la nozione che l'esposizione al sole era in grado di causare cambiamenti irreversibili nelle cellule cutanee, causando un aumento del rischio di tumori nel corso della vita". "La pratica di proteggere i bambini dall'eccessiva esposizione al sole cominciò a prendere piede negli anni '80 in Oceania e da allora è diventata sempre più diffusa", sottolineano i ricercatori.

"I tassi di mortalità legati al melanoma hanno raggiunto il picco massimo e adesso sono in diminuzione", scrivono il Dr. Autier e colleghi.

Lo studio mostra come i tassi di mortalità da melanoma negli Stati Uniti abbiano raggiunto il picco massimo nel 2005 per gli uomini e nel 1995 per le donne. In Svezia, il picco è stato raggiunto nel 2010 per entrambi i sessi. In Australia il tasso massimo di mortalità è stato raggiunto nel 2015 per gli uomini e nel 1990 per le donne.

Applicando un modello statistico, i ricercatori hanno previsto che nel 2050 i tassi di mortalità legati al melanoma negli Stati Uniti saranno da 2,5 a 3 volte più bassi rispetto al periodo di picco e continueranno a diminuire fino ad assestarsi sui tassi precedenti agli anni '60. Tuttavia, sebbene i tassi di mortalità siano in diminuzione, il numero di molti aumenta per via dell'invecchiamento progressivo della popolazione.

"Con il passare del tempo, le morti per melanoma diventeranno sempre più rare nella popolazione di età inferiore ai 50 anni, e dal 2050 interesseranno principalmente la popolazione sopra i 70 anni", ha commentato il Dr. Autier. "I nostri dati mostrano chiaramente che la maggior parte delle morti dovute al melanoma è stata causata da un'esposizione alle radiazioni UV dal potenziale carcinogenico, che è stata supportata dai medici dal 1900 al 1960", ha sottolineato.

Riferimenti:

Congresso 2017 della European CanCer Organisaton, abstract 1201, presentato il 28 gennaio 2017; abstract 1144, presentato il 29 gennaio 2017.

 

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