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Resurfacing del volto e dermatite erosiva pustolosa

estetica viso

Un gruppo di ricercatori ha scoperto che la dermatite erosiva pustolosa, una condizione molto rara che generalmente colpisce il cuoio capelluto, può insorgere anche sul volto in conseguenza di trattamenti estetici di resurfacing.

Il Dr. Frank Wang della University of Michigan Medical School, e colleghi descrivono il caso di tre donne che presentavano segni di dermatite erosiva cronica dopo trattamenti di resurfacing. Le pazienti si sono rivolte alla clinica tra il 2010 e il 2016 per il trattamento delle lesioni.

"Mentre il processo di guarigione che fa seguito a questi trattamenti dura in genere qualche settimana, queste pazienti invece hanno sviluppato piaghe che non accennavano a guarire e che sono durate mesi o addirittura anni", ha spiegato il Dr. Wang. "e trattare queste pazienti si è rivelato più complicato del previsto".

Come si legge nell'articolo pubblicato nell'edizione online di JAMA Dermatology, la prima paziente aveva circa 50 anni e si era sottoposta a blefaroplastica e a trattamenti di resurfacing del volto, per mezzo di laser ablativo (Co2); nonostante la guarigione sembrasse procedere normalmente, sei settimane dopo la procedura la paziente ha sviluppato una lesione erosiva sulla fronte che si è diffusa, nei mesi successivi, ad altre aree del volto. Sia il trattamento con antibiotici che la terapia con prednisone si sono dimostrati inefficaci.

La presentazione clinica, sei mesi dopo la procedura, mostrava ancora i segni di un trattamento di resurfacing "piuttosto aggressivo" accompagnato da chiazze eritematose con pustole. Dopo che la biopsia, le colture e le analisi del sangue si sono rivelate inutili dal punto di vista diagnostico, il team ha orientato la propria diagnosi sulla dermatite erosiva pustolosa. Quattro anni dopo, dopo aver sperimentato diversi trattamenti, la paziente aveva ancora lesioni persistenti e un lieve eritema.

La seconda paziente aveva circa 60 anni e si era sottoposta a blefaroplastica associata a resurfacing con laser CO2. Dopo una guarigione pressoché completa, anche questa paziente ha sviluppato lesioni erosive e croste sulla fronte e le guance. La paziente è stata trattata con agenti antimicotici, antivirali e antibiotici. Un anno dopo la procedura di resurfacing, la paziente si è presentata di nuovo presso la clinica con lesioni, croste e un intenso eritema. La paziente è stata diagnostica con dermatite erosiva pustolosa e trattata con unguenti e valaciclovir, finché i sintomi hanno cominciato ad attenuarsi nel corso dell'anno seguente.

La terza paziente, sempre sui 60 anni, si era sottoposta a un resurfacing del volto, associato a blefaroplastica e lifting facciale, a seguito del quale aveva esibito i segni di una completa guarigione. Circa 10 settimane dopo le procedure estetiche, la paziente ha sviluppato chiazze eritematose e croste sulle guance e sulle tempie, che sono rimaste per circa 2 anni. Anche a questa paziente è stata diagnostica una dermatite erosiva pustolosa e dopo tre mesi di terapia con vari agenti antibatterici e antivirali, ha cominciato a esibire segni di guarigione che sono durati per i successivi 4 anni.

"Il tempo e una adeguata cura delle ferite sono fondamentali per la guarigione di queste lesioni cutanee", ha spiegato il Dr. Wang. "Tuttavia, per accelerare il processo di guarigione potrebbero essere necessari antiinfiammatori topici e farmaci sistemici. La causa di questa affezione cutanea è ancora oscura ma sembra essere collegata a una scarsa capacità di guarigione delle lesioni causate dal processo di resurfacing, piuttosto che da un'infezione".

"Sebbene nella maggior parte dei casi i trattamenti di resurfacing non siano associati a complicazioni", ha aggiunto il Dr. Wang, "vogliamo informare pazienti e medici circa questa rara condizione che può emergere in seguito ai trattamenti di resurfacing".

 

Riferimenti:

Mervak J.E., Gan S.D., Smith E.H., Wang F. - Facial Erosive Pustular Dermatosis After Cosmetic Resurfacing. JAMA Dermatology, edizione online del 16 agosto 2017; doi:10.1001/jamadermatol.2017.2880

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