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L’Associazione Italiana Terapie Estetiche con Botulino (AITEB) è nata due anni fa con…

Tintarella senza sole e senza rischi?

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Secondo i risultati di un nuovo studio, in futuro gli amanti del sole potrebbero essere in grado di godersi l'abbronzatura senza doversi esporre alle pericolose radiazioni ultraviolette, responsabili di molti tumori cutanei.

"L'obiettivo della ricerca è la prevenzione dei tumori cutanei tramite l'aumento della pigmentazione cutanea", ha spiegato l'autore principale dello studio, il Dr. David Fisher. "Avere la pelle molto chiara e non essere in grado di abbronzarsi sono fattori correlati con un'alta probabilità di sviluppare tumori cutanei", ha sottolineato il Dr. Fisher, direttore dei servizi dermatologici presso il Massachusetts General Hospital di Boston.

Le pelli più scure potrebbero essere in grado di bloccare le radiazioni UV, secondo il Dr. Fisher, ed è perciò possibile che aumentare la pigmentazione cutanea possa aiutare a neutralizzare i rischi associati ai fototipi più chiari.

Quasi un decennio fa, il team del Dr. Fisher ha scoperto un metodo per cambiare la pigmentazione delle cellule cutanee, da chiara a scura, nei modelli murini e fornire così una protezione dai raggio ultravioletti che possono causare tumori cutanei. Purtroppo, l'agente topico che era stato impiegato per scurire la pelle dei topi non si è rivelata altrettanto efficace sulla pelle umana, che ha un maggiore spessore.

Da allora, i ricercatori hanno cercato di trovare metodi alternativi per ottenere lo stesso risultato negli esseri umani e hanno infine identificato degli enzimi, chiamati small-molecule salt-inducible kinase , che controllano la pigmentazione della cellula.

Secondo i risultati dello studio pubblicato il 13 giugno in Cell Reports, quando i ricercatori hanno sperimentato gli effetti di questi enzimi su campioni umani e murini, entrambi i campioni cutanei si sono scuriti proporzionalmente all'aumentare degli enzimi applicati.

Il Dr. Fisher ha dichiarato che la pelle in cui era stata indotta la pigmentazione era del tutto simile alla pelle pigmentata in seguito dell'esposizione al sole, ma senza il danno provocato dalle radiazioni ultraviolette. La pigmentazione provocata dalla melanina "non scomparirà finché le cellule non matureranno e moriranno, staccandosi dalla superficie", ha chiarito.

La soluzione di enzimi usata nello studio è ben lontana dall'essere commercializzata: "Come con ogni nuova sostanza, sono necessari test tossicologici per verificarne la sicurezza, prima che possa essere usata sugli esseri umani e sottoposta a test clinici".

Il Dr. Jonathan Zippin, del dipartimento di Dermatologia della Weill Cornell di New York, ha commentato la notizia sottolineando il potenziale per l'applicazione cosmetica: "Un farmaco in grado di scurire la pigmentazione cutanea potrebbe avere molte altre applicazioni oltre alla teoretica protezione dagli effetti dei raggi ultravioletti, inclusi gli usi estetici per garantire un'abbronzatura agli amanti del look estivo".

Tuttavia, al momento il Dr. Fisher sta concentrando tutti i suoi sforzi nello sviluppo di un prodotto in grado di proteggere dai tumori cutanei, una "opportunità di prevenzione ancora troppo poco esplorata".

 

Riferimenti:

Mujahid, Nisma et al. - "A UV-Independent Topical Small-Molecule Approach for Melanin Production in Human Skin", Cell Reports, Volume 19, Issue 11: 2177-2184; http://dx.doi.org/10.1016/j.celrep.2017.05.042

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