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Marcatori immunologici prevedono la ricaduta nel pemfigo volgare

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Secondo un team di ricercatori iraniani, due specifici marcatori immunologici sarebbero in grado di prevedere l'aumento del rischio di recidiva in pazienti con pemfigo volgare in remissione.

Il pemfigo volgare è una malattia autoimmune causata da anticorpi anti-Dsg3 e, in misura minore, anti-Dsg1, che agiscono sulle desmogleine. Il trattamento è basato sulla somministrazione di steroidi e altri immunosoppressori ed esistono criteri affidabili per l'interruzione del trattamento una volta che la remissione clinica è stata raggiunta.

La Dr.ssa Maryam Daneshpazhooh e colleghi dell'università di Tehran hanno esaminato il valore predittivo dei risultati dei test ELISA per gli anticorpi anti-Dsg1 e Dsg3 e dell'immunofluorescenza diretta (DIF) in pazienti in remissione clinica che avevano sospeso la terapia (n = 5) o che erano in terapia con una dose minima di corticosteroidi (< = 10 mg/die di prednisolone; n = 84).

Nella relazione pubblicata online il 17 febbraio nel Journal of the American Academy of Dermatology, i ricercatori hanno riportato che la ricaduta si è verificata in 38 pazienti (42,7%), di cui 23 su 44 DIF-positivi, 10 su 18 anti-Dsg3-positivi e due dei quattro anti-DSG-1-positivi.

La durata media dei periodi liberi da recidiva è stata di 32,6 mesi nei pazienti DIF-positivi contro 43,9 mesi nei pazienti DIF-negativi; 25,3 mesi nei pazienti anti-Dsg3-positivi contro 47,9 mesi nei pazienti anti-Dsg3-negativi e 27,0 mesi nei pazienti anti-Dsg1-positivi contro 42,4 mesi nei pazienti anti-Dsg1-negativi.

La durata media dei periodi liberi da recidiva è stata significativamente più breve nei pazienti DIF-positivi e anti-Dsg3-positivi (28,6 mesi) rispetto ai pazienti DIF-negativi e negativi a anti-Dsg3 (53,7 mesi).

Tuttavia la sensibilità, la specificità e il valore predittivo di un singolo marcatore non sono stati sufficientemente alti, scrivono i ricercatori.

"La decisione di sospendere il trattamento nei pazienti con pemfigo volgare in remissione dovrebbe essere basata sui risultati di questi test fino a che non saranno disponibili delle alternative migliori", concludono i ricercatori.

"Suggeriamo di eseguire i test ELISA e DIF e di considerare i risultati clinici prima di prendere una decisione in questo senso, almeno fino alla scoperta di metodi più affidabili. Suggeriamo inoltre che vengano condotti ulteriori studi di follow-up utilizzando l'indice conformazionale Dsg ELISA, per escludere il contributo di anticorpi non patogenici".

La Dr.ssa Dedee F. Murrell dell'università di New South Wales di Sydney, che ha redatto numerosi studi sul pemfigo volgare e sul suo trattamento, ha commentato così la pubblicazione dello studio dei ricercatori di Tehran: "Il monitoraggio di Dsg1 e 3 nei pazienti con pemfigo volgare in terapia con prednisone, a dosaggi inferiori a 10 mg/die, è molto utile per decidere se la terapia possa essere sospesa".

"In generale i pazienti anti-Dsg-positivi tendono ad andare incontro a recidiva se la dose di prednisone viene ridotta al di sotto dei 10 mg al giorno o sospesa del tutto, a meno che non sia in atto anche una terapia adiuvante", ha osservato.

La Dr.ssa Danka Svecova della Comenius University di Bratislava in Slovacchia, anche lei esperta nel trattamento del pemfigo volgare, ha espresso parere concorde: "Il monitoraggio degli anticorpi anti-Dsg è molto utile nella gestione della terapia immunosoppressiva. Quando i test per gli anticorpi anti-Dsg risultano negativi, si dovrebbe impiegare anche il test DIF, poiché la ricaduta è associata sia ad un profilo anti-Dsg positivo che DIF-positivo".

La Dr.ssa Svecova ha poi concluso dicendo: "Il secondo metodo è più 'invasivo' e deve essere usato solo per confermare la diagnosi di pemfigo oppure quando è necessario prendere decisioni circa la sospensione della terapia".

Il Dr. A. Razzaque Ahmed, direttore del Centro Malattie Cutanee della Tufts University School of Medicine di Boston, si è mostrato critico nei confronti del nuovo studio: "Questi test non presentano alcun beneficio definitivo o dimostrato nella gestione dei pazienti con pemfigo volgare.

Essi possono rivelarsi molto utili nella fase diagnostica, ma la maggior parte dei dermatologi negli Stati Uniti non sottopone regolarmente i pazienti a test ELISA per anticorpi anti-Dsg1 o anti-Dsg3, né li usa per monitorare l'andamento della terapia o per valutare una sua possibile sospensione.

Anche le biopsie multiple della cute o del tessuto delle mucose per i test di immunofluorescenza diretta non vengono ripetute regolarmente, né sono considerate essenziali nel determinare se il paziente è in remissione o meno.

Lo studio in questione contribuisce ben poco a migliorare la nostra comprensione della patobiologia del pemfigo volgare e delle opzioni per il suo trattamento".

Il Dr. Ahmed ha poi aggiunto: "Lo studio tralascia anche la discussione di una questione molto importante, ossia la recente scoperta di altri anticorpi che potrebbero giocare un ruolo fondamentale nella patogenesi del pemfigo volgare e la conseguente ipotesi secondo cui gli anticorpi anti-desmosomiali potrebbero non essere gli unici anticorpi coinvolti nella patogenesi di questa malattia".

Riferimenti:

Journal of the American Academy of Dermatology, edizione online del 17 febbraio 2016; doi: http://dx.doi.org/10.1016/j.jaad.2015.10.051