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In evidenza: Primo Incontro AITEB — Associazione Italiana Terapie Estetiche con Botulino

L’Associazione Italiana Terapie Estetiche con Botulino (AITEB) è nata due anni fa con…

EMA accusata di scarsa trasparenza nella valutazione del vaccino HPV

HPV virus structure

Il Nordic Cochrane Centre ha accusato l’Agenzia Europea dei Medicinali (EMA) di scarsa trasparenza e serietà nel valutare la sicurezza del vaccino contro il papilloma virus umano (HPV).

L'EMA ha analizzato le questioni relative alla sicurezza del vaccino l'anno scorso, a seguito di una richiesta da parte del governo danese, partita da una serie di casi di donne che, dopo aver ricevuto il vaccino HPV, hanno riportato una complessa sintomatologia cronica.

Dopo aver condotto una revisione sul vaccino, l'EMA ha concluso che "i dati scientifici non supportano l'ipotesi secondo la quale il vaccino HPV è in grado di causare sintomi cronici". A seguito della pubblicazione del rapporto, alcuni ricercatori europei avevano avanzato dubbi sul metodo di revisione adottato dall'agenzia e adesso il Nordic Cochrane Centre, guidato dal Dr. Peter Gøtzsche dell'Università di Copenhagen, ha inoltrato una denuncia ufficiale.

Il Dr. Gøtzsche e colleghi si sono recentemente pronunciati sui potenziali effetti negativi della mammografia e hanno condotto una campagna informativa per far sì che le informazioni relative ai potenziali rischi venissero incluse nel materiale informativo distribuito ai pazienti.

Il documento redatto dal gruppo Nordic Cochrane, lungo 19 pagine, descrive il rapporto diffuso dall'EMA come "inaffidabile" e sottolinea come alcune delle pratiche adottate dall'EMA per l'analisi siano quanto meno 'problematiche', fra queste rientrano l'aver attinto a dati provenienti dalle banche dati delle stesse aziende farmaceutiche produttrici del vaccino e l'aver usato come controllo un adiuvante a base di alluminio, anziché un placebo di soluzione salina.

Il rapporto evidenzia anche "gli estremi livelli di segretezza" adottati dall'EMA nel corso del processo di revisione: gli esperti coinvolti nell'analisi, ad esempio, non sono stati identificati per nome e sono vincolati al segreto circa quanto discusso nel corso della revisione. Questo tipo di atteggiamento è in forte contrasto con quello adottato, ad esempio, dall'agenzia americana Food and Drug Adminstration (FDA); le riunioni del comitato consultivo della FDA, infatti, sono aperte al pubblico e disponibili in streaming, così come i documenti in discussione nel corso delle sessioni, che vengono resi disponibili online in vista delle riunioni.

Secondo il Nordic Cochrane Centre il rapporto interno dell'EMA e tutti gli altri documenti relativi all'analisi sulla sicurezza della vaccinazione HPV dovrebbero essere resi disponibili al pubblico. Nonostante nel documento redatto dal gruppo si legga che "la nostra analisi non ha individuato alcuna informazione commerciale riservata nei documenti", viene anche sottolineato che "il materiale disponibile riguardo un caso come questo, che riguarda i presunti danni dovuti ad un intervento di sanità pubblica a carico di minori in buona salute, dovrebbe essere accessibile a tutti".

In discussione è la correttezza dell'EMA e in particolare il comportamento che quest'ultima ha assunto nei confronti della Dr.ssa Louise Brinth, dell'ospedale Frederiksberg di Copenhagen, che ha riportato i casi presenti nella letteratura medica.

La Dr.ssa Brinth ha pubblicato la propria risposta (lunga 63 pagine) al rapporto dell'EMA ed è cofirmataria della denuncia inoltrata dal Nordic Cochrane Centre. A seguito della denuncia l'agenzia EMA ha fatto sapere che considera la questione della sicurezza del vaccino HPV "molto seria".

Negli Stati Uniti, sia la FDA che il Center for Disease Control and Prevention hanno dichiarato che non esistono prove a supporto di un collegamento fra la sintomatologia cronica descritta e il vaccino HPV, evidenziando invece come il vaccino abbia "un eccellente record di sicurezza".

Molte organizzazioni mediche americane incoraggiano attivamente la vaccinazione HPV. L'ultima ad unirsi è stata l'American Society of Clinical Oncology (ASCO), che ad aprile 2016 ha pubblicato una dichiarazione in cui si sottolineava l'importanza di continuare ad incoraggiare attivamente la vaccinazione HPV al fine di "proteggere i giovani da tumori potenzialmente letali".

 

Dati provenienti dalle case farmaceutiche


La questione più importante è riuscire a stabilire se i sintomi cronici che sono stati riportati a seguito della vaccinazione HPV siano collegati al vaccino da una relazione di causalità.

"I sintomi principali, che alcuni ritengono possano essere causati dal vaccino, sono simili a quelli osservati in disordini funzionali come la sindrome da affaticamento cronico, la sindrome da tachicardia posturale ortostatica e la sindrome dolorosa regionale complessa", ha spiegato il portavoce del gruppo Nordic. "Si tratta di sindromi difficili da diagnosticare, le cui cause sono ancora poco comprese e questo complica lo studio di una possibile relazione causale", ha aggiunto.

L'EMA ha concluso che non esiste un nesso causale fra il vaccino e i sintomi riferiti, ma il gruppo Nordic Cochrane mette in dubbio i metodi che l'agenzia ha impiegato per arrivare a questa decisione. "Il rapporto ufficiale dell'EMA dà l'impressione di rappresentare un rifiuto unanime della possibilità che esista una correlazione", ha commentato il portavoce del Nordic Cochrane, "tuttavia, il rapporto interno (EMA/666938/2015) lungo 256 pagine, che ha fatto da bozza per quello diffuso ufficialmente, sembra raccontare una storia assai diversa".

Nella denuncia presentata dal gruppo si legge che: "Il rapporto interno è di natura confidenziale, ma è trapelato ugualmente (...) e rivela come alcuni esperti ritengano che il vaccino potrebbe non essere del tutto sicuro e che siano necessari ulteriori studi per dimostrare il contrario", fatti dei quali il rapporto ufficiale non fa menzione.

Il gruppo Nordic Cochrane critica anche la metodologia con la quale è stata condotta la revisione. Nella denuncia si legge che la revisione sarebbe stata basata su dati provenienti da studi clinici, dati provenienti dal monitoraggio successivo all'immissione in commercio e dati provenienti dalla letteratura medica, tutti raccolti dalle aziende farmaceutiche che detengono i diritti di commercializzazione del vaccino stesso (GlaxoSmithKline Biologicals, Merck Sharp & Dohme Limited e Sanofi Pasteur MSD).

"L'EMA ha chiesto alle aziende farmaceutiche di raccogliere dati sugli effetti collaterali del vaccino a partire dalle proprie banche dati e non ha controllato con quanta accuratezza le aziende abbiano risposto a questa richiesta", fa notare il gruppo Nordic Cochrane, che sottolinea come, a questo punto, ci sia "un'enorme quantità di denaro in gioco: la spesa mondiale per il vaccino HPV è di circa €25 miliardi di euro."

Uno dei problemi sollevati dal gruppo Nordic Cochrane riguarda alcuni dei casi riportati di sindrome da tachicardia posturale ortostatica: nel documento trapelato comparirebbero infatti citazioni di alcuni esperti, rimasti anonimi, nelle quali si legge che "nella ricerca di casi di sindrome da tachicardia posturale ortostatica, le aziende produttrici hanno applicato criteri che sembrano troppo restrittivi (...). Su 83 casi riportati e confermati dal punto di vista medico, 40 sono stati ignorati perché non coerenti con la definizione adottata per identificare la sindrome da tachicardia posturale ortostatica. Questa non sembra una condotta eticamente accettabile, poiché è risaputo che i casi riferiti spontaneamente non hanno quasi mai lo stesso livello di dettaglio che è lecito aspettarsi da una diagnosi specialistica".

Un altro dei problemi evidenziati nella denuncia è che alle aziende farmaceutiche sembrerebbe sia stato richiesto di cercare nelle proprie banche dati casi che "menzionassero specificamente la sindrome da tachicardia posturale ortostatica e la sindrome da affaticamento cronico"; le aziende sarebbero state anche istruite su "come identificare potenziali casi in cui una delle due sindromi fosse stata presente ma non diagnosticata" senza che però venissero descritte le istruzioni effettivamente date alle compagnie farmaceutiche. "Si tratta di una situazione fuori dall'ordinario, poiché è chiaro che queste compagnie hanno forti interessi a non 'trovare' casi di questo tipo nelle proprie banche dati", si legge nella denuncia.

C'è poi la questione relativa al placebo usato negli studi clinici condotti sul vaccino HPV. "In tutti gli studi condotti sul vaccino, ad eccezione di uno, al gruppo di controllo è stato somministrato un placebo contenente un adiuvante a base di alluminio, che si sospetta avere proprietà neurotossiche", si legge nei documenti diffusi dal gruppo Nordic Cochrane.

Secondo il gruppo, da documenti interni trapelati illecitamente, si evince che due degli esperti coinvolti nella revisione hanno osservato come "Inizialmente, il vaccino è stato confrontato con un placebo di soluzione salina ed il numero di reazioni avverse era molto più alto e molto più grave rispetto al gruppo di controllo. (...) Dopo aver esaminato 320 pazienti nel gruppo placebo di soluzione salina, ci si è indirizzati rapidamente verso un placebo contenente alluminio, in modo da poter valutare solo gli effetti della sostanza attiva. Tuttavia, questo ha distorto il confronto, perché nessuno vuole che gli venga iniettato dell'alluminio potenzialmente tossico quando non è assolutamente necessario, specialmente quando è possibile sostituirlo con una comune soluzione salina".

Nella denuncia si legge che il rapporto interno dell'EMA evidenzierebbe come "i risultati degli studi con un vero placebo e quelli provenienti da studi condotti con un placebo dall'effetto potenzialmente neurotossico, sono stati aggregati". 

Alle aziende farmaceutiche responsabili del vaccino HPV è stata richiesta da parte dell'EMA un'analisi approfondita sui casi di sindrome da affaticamento cronico e di sindrome da tachicardia posturale ortostatica emersi nel corso degli studi clinici effettuati sul vaccino; le compagnie farmaceutiche hanno risposto con dati sulla sicurezza estratti da 18 studi comparativi condotti non in cieco (contro placebo o contro un altro vaccino, ad es. vaccino per epatite B e A). Questi studi hanno coinvolto un totale di 42.047 soggetti vaccinati (21.268 nel gruppo vaccino HPV e 20.779 nei gruppi di comparazione).

"Riteniamo che si tratti di un caso di cattiva condotta dal punto di vista scientifico", si legge nei documenti diffusi dal gruppo, "ma l'EMA ha accettato senza riserve questi risultati dichiarando che nei rari casi di effetti collaterali riportati, il vaccino HPV era comparabile al placebo, il che esclude un nesso causale fra la vaccinazione e la sintomatologia emersa in seguito".

L'emergere di una sintomatologia cronica a seguito del vaccino HPV è stata riportata, sotto forma di studi su caso, in diversi paesi, fra cui gli Stati Uniti, il Regno Unito, la Nuova Zelanda, il Messico e lo stato di Israele. In Giappone, il programma di vaccinazione nazionale è stato temporaneamente sospeso ed è stato creato un programma statale di assistenza per il trattamento dei sintomi cronici insorti in alcuni soggetti dopo la vaccinazione.

 

Segnalazioni da parte dei medici


La Dr.ssa Brinth, nella sua risposta all'EMA, ha dichiarato di essere stata contattata da alcuni colleghi medici e ricercatori. "Molti mi confessano di avere i miei stessi dubbi circa il vaccino, di vedere lo stesso pattern di sintomi, ma la maggior parte ha paura di parlarne. Credo che si sia instaurato un clima tale per cui non è accettabile approcciare la questione vaccini con spirito critico.

"Temo che la questione non verrà affrontata con la dovuta serietà, indipendentemente dall'entità e dalla frequenza di casi di sintomatologie insorte dopo la vaccinazione, perciò credo sia cruciale agire tempestivamente e affrontare la questione adesso", scrive la Dr.ssa Brinth.

"Se i sintomi che hanno colpito alcune delle ragazze vaccinate non dovessero essere legati al vaccino HPV, credo sia nostro dovere trovare e fornire al pubblico delle prove al riguardo e successivamente capire quale sia il denominatore comune di questi casi", spiega.

"Se questi sintomi sono legati al vaccino HPV, è importante agire pro-attivamente per scoprire quali contromisure sia necessario adottare per evitare che i vaccini possano avere questo tipo di effetti collaterali, nonché per trovare terapie mirate che possano aiutare queste pazienti", aggiunge infine la Dr.ssa Brinth.

Il Dr Bailey, autore principale del comunicato diffuso da ASCO, ha usato toni più misurati e ha fatto notare che potrebbero esserci altre ragioni per i sintomi riportati da alcune pazienti vaccinate, sottolineando come questi sintomi potrebbero essere stati destinati ad insorgere in questi soggetti indipendentemente dalla vaccinazione.

"Il fatto che la vita di qualcuno sia stata sconvolta dall'insorgere di una malattia è un fatto molto importante, ma se dovesse venir fuori che la malattia è indipendente dal vaccino, le preoccupazioni createsi nel frattempo potrebbero far sì che molte persone evitino di vaccinarsi ... il che, purtroppo, si tradurrebbe in un aumento dei casi di tumore", ha spiegato.

"Al momento sono molto riluttante ad abbandonare la strada della vaccinazione per via dei casi riportati, perché ci troviamo di fronte ad un numero sempre crescente di casi di tumore legati al virus HPV, che colpiscono tanto gli uomini quanto le donne", ha aggiunto.

"Dal mio punto di vista, i dati dimostrano che il vaccino HPV, se somministrato sistematicamente, è in grado di ridurre l'incidenza di questo tipo di tumori ... e non vorrei rallentare i progressi fatti in questo campo finché la situazione non sarà del tutto chiara", ha dichiarato, "Tuttavia, è possibile che se si trattasse di mia figlia, la mia opinione sarebbe diversa".