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Protezione solare e tumori cutanei, revisione dei dati clinici

protezione solare 23

Una revisione evidenza l'esistenza di scarse prove che dimostrino incontrovertibilmente che l'uso di protezioni solari sia in grado di prevenire i tumori cutanei.

Ma questo non significa che non dovremmo usare la protezione solare, dicono i medici. Bisogna considerare infatti che sarebbe eticamente inaccettabile condurre studi sull'efficacia delle protezioni solari, raccomandando ad alcuni soggetti di fare uso di protezioni e dicendo ad altri di evitarlo.

"La mancanza di prove scientifiche di alta qualità non dovrebbe essere interpretata come una mancanza di prove circa l'efficacia e l'importanza dell'utilizzo di protezioni solari e i consumatori non dovrebbero smettere di farne uso fino a che non saranno disponibili ulteriori dati", hanno commentato gli autori principali della revisione, Dr.ssa Ingrid Arevalo-Rodriguez e Dr. Guillermo Sanchez dell'Instituto de Evaluacion Technoloica en Salud di Bogota, in Colombia.

La Dr.ssa Laura Ferris, dermatologa presso la University of Pittsburgh e non coinvolta nella revisione, ha sottolineato quanto sia difficile valutare l'efficacia delle protezioni solari in termini di prevenzione dei tumori cutanei, proprio perché "non è eticamente accettabile né fattibile dal punto di vista pratico randomizzare i soggetti" e aggiunge "Per questo motivo, la mancanza di prove a conferma dell'efficacia delle protezioni solari non significa che queste non abbiano un impatto sul rischio di tumori cutanei, ma piuttosto che questo impatto sia difficile da misurare".

In una revisione pubblicata il 25 luglio e disponibile presso la Cochrane Library, gli autori Arevalo-Rodriguez e Sanchez e colleghi hanno esaminato tutti i dati disponibili sull'impatto dell'uso di protezioni solari e altre misure di protezione (come l'indossare copricapo, occhiali da sole o restare all'ombra) sulla prevenzione dei tumori cutanei.

I dati si riferiscono principalmente a carcinoma basocellulare e carcinoma a cellule squamose, che rappresentano la maggioranza dei tumori cutanei. La revisione non si è occupata dei dati relativi al melanoma.

I ricercatori avevano deciso di selezionare studi dove i soggetti fossero stati randomizzati all'uso di protezioni solari o di altri tipi di protezione, ma hanno trovato un solo studio che soddisfacesse questo criterio.

Lo studio in questione, condotto in Australia, ha monitorato oltre 1.600 soggetti per un periodo di oltre quattro anni e non ha rilevato alcuna differenza significativa nel numero di nuovi casi di cancro sulla base della frequenza di uso delle protezioni solari.

È possibile che il periodo di osservazione dello studio non sia stato sufficiente a rilevare il reale impatto delle protezioni solari, perché i tumori cutanei possono svilupparsi ad anni di distanza dall'esposizione solare. 

Secondo gli autori, quel che emerge dalla revisione è che sono necessari più studi sul tema e di più alta qualità. Nel frattempo, "pazienti e consumatori dovrebbero sempre consultare il proprio medico per ottenere raccomandazioni sulle protezioni appropriate alla loro età, al loro fototipo e al loro stile di vita", scrivono gli autori.

Tuttavia, anche senza ricorrere ad ulteriori studi, esistono già prove sufficienti a dimostrare come l'esposizione ai raggi ultravioletti sia legata allo sviluppo di tumori cutanei e melanomi, come nota il Dr. David Leffell, ricercatore presso la Yale School of Medicine.

"I dati scientifici parlano chiaro: l'uso regolare di protezioni solari riduce il rischio di tumori cutanei", ha commentato il Dr. Leffell: "i benefici della protezione solare e le prove incontrovertibili che le scottature e l'esposizione indiscriminata al sole sono la causa di circa il 60% dei melanomi dovrebbero motivare le persone a continuare ad usare la protezione solare", ha concluso.

Riferimenti:

Sánchez G, Nova J, Rodriguez-Hernandez AE, Medina RD, Solorzano-Restrepo C, Gonzalez J, Olmos M, Godfrey K, Arevalo-Rodriguez I. Sun protection for preventing basal cell and squamous cell skin cancers. Cochrane Database of Systematic Reviews 2016, Issue 7. DOI: 10.1002/14651858.CD011161.pub2