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In evidenza: Primo Incontro AITEB — Associazione Italiana Terapie Estetiche con Botulino

L’Associazione Italiana Terapie Estetiche con Botulino (AITEB) è nata due anni fa con…

Tripla terapia contro i tumori cutanei aggressivi

triple therapy

Un nuovo approccio basato su tre diversi pathway di oncogenesi del carcinoma a cellule di Merkel (MCC), un tipo di tumore cutaneo particolarmente aggressivo, si è dimostrato in grado di indurre una risposta in pazienti con MCC in stadio avanzato.

"Abbiamo ipotizzato che la combinazione del trasferimento adottivo di linfociti T specifici del polyomavirus a cellule di Merkel (MCPyV) con la sovraregolazione dell'antigene leucocitario umano (HLA) e del blocco proteina della morte programmata 1 (PD-1) potesse essere più efficace di ciascuno di questi approcci impiegato singolarmente", ha spiegato l'autrice principale, Dr.ssa Kelly Paulson, ricercatrice oncologica presso il Fred Hutchinson Cancer Research Center di Seattle, nel corso del congresso annuale 2017 della società americana di oncologia clinica ASCO (American Society of Clinical Oncology).

Lo studio ha coinvolto otto pazienti con MCC metastatico e senza deficienze immunitarie pregresse, inclusi quattro soggetti sottoposti a tripla terapia (terapia con linfociti T con sovraregolazione di HLA e avelumab come agente anti PD-1): "Tre dei quattro pazienti trattati con la tripla terapia hanno esibito una risposta completa ed erano ancora vivi al follow-up intermedio a 10 mesi", ha aggiunto la Dr.ssa Paulson, "mentre uno dei pazienti ha raggiunto solo una risposta parziale". Dopo 13 mesi, i risultati sembrano rimanere stabili.

Paulson ha spiegato che l'80% dei casi di MCC sono causati dalle oncoproteine MCPyV che, quando presenti, sono associate a esiti favorevoli per i pazienti colpiti da MCC. Inoltre, va sottolineato che tutti e otto i pazienti coinvolti nella sperimentazione avevano MCC metastatico associato a MCPyV, che è il target della terapia con linfociti T.

Nel gruppo (n=4) sottoposto a terapia doppia (terapia con linfociti T e sovraregolazione di HLA), tre pazienti hanno esibito una progressione dopo il trattamento e un paziente ha raggiunto una risposta completa che è durata per 14 mesi prima della progressione della malattia. Due dei pazienti sono morti. Nel gruppo trattato con terapia tripla, la dose di avelumab è stata di 10 mg/kg, somministrata ogni due settimane per via intravenosa.

La Dr.ssa Paulson ha fatto sapere che sia la terapia doppia che quella tripla hanno mostrato un profilo di tossicità del tutto accettabile. Gli eventi avversi sono stati simili fra i due gruppi, con linfopenia transitoria e sindrome da rilascio di citochine della durata inferiore a 24 ore e gestibile senza intervento specialistico. La terapia con avelumab nei pazienti in tripla terapia non è stata collegata ad alcuna tossicità di grado 3 o 4.

"Il numero di pazienti trattati è stato esiguo ma l'efficacia osservata sembra promettente", ha concluso la Dr.ssa Paulson.

In un comunicato stampa, la Dr.ssa Paulson ha fatto notare che lo studio è ancora in corso e il prossimo obiettivo del team è quello di intervenire sulle cellule dei pazienti per permettere loro di riconoscere l'oncoproteina responsabile della crescita del carcinoma a cellule di Merkel, allo scopo di estendere la terapia ad altri individui. Ha poi aggiunto: "Mi piace lavorare sul carcinoma a cellule di Merkel, ma so che l'impatto più importante della mia ricerca deriverà dalla diffusione delle conoscenze acquisite ad altri tipi di tumori, nella speranza di trovare trattamenti sempre più efficaci". Al momento, il tasso di sopravvivenza a 5 anni per i pazienti con MCC metastatico è inferiore al 10%.

Lo studio è stato finanziato dal National Institutes of Health, dal fondo pazienti colpiti da MCC e dalla University of Washington.

 

Riferimenti:

Congresso annuale 2017 della American Society of Clinical Oncology (ASCO), abstract 3044, presentato il 5 giugno 2017.