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L’Associazione Italiana Terapie Estetiche con Botulino (AITEB) è nata due anni fa con…

Gravi rischi associati all'esposizione al sole in età adulta

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I risultati di un nuovo studio sembrano indicare che l'esposizione al sole in età adulta comporta un rischio maggiore di tumori cutanei non melanomatosi rispetto all'esposizione al sole durante l'infanzia.

Dallo studio emerge infatti che donne che hanno vissuto a latitudini meridionali degli Stati Uniti da adulte ma non da bambine, hanno il 39% di probabilità in più di essere affette da tumori cutanei non melanomatosi rispetto alle loro controparti vissute a latitudini settentrionali.

Questi risultati contraddicono quelli di studi precedenti, ha osservato Katherine Ransohoff, studentessa di medicina presso la Stanford University della California. Si è sempre ritenuto infatti che a contare sia principalmente l'esposizione durante l'infanzia, ha aggiunto durante l'intervista svoltasi durante il 73° congresso della American Academy of Dermatology.

Il team di Ransohoff ha valutato dati longitudinali forniti dalla Women's Health Initiative, raccolti da oltre 161.808 donne in post-menopausa ed in buona salute, residenti negli Stati Uniti.

I dati raccolti comprendevano anche la storia residenziale delle pazienti, che il team ha utilizzato come indicatore dell'esposizione al sole. L'ipotesi alla base dello studio era che "l'esposizione durante l'infanzia abbia un maggiore impatto sull'incidenza di tumori cutanei rispetto all'esposizione in età adulta", ha dichiarato Ransohoff.

In un sottogruppo di 56.000 donne caucasiche, osservate per un periodo di follow-up medio di 11, 9 anni, 518 (0.9%) hanno sviluppato un melanoma mentre 9.195 (6,3%) hanno sviluppato un tumore cutaneo non melanomatoso.

 

I dati della Women's Health Initiative

 

I ricercatori hanno assunto che le donne residenti a sud del 37° parallelo durante i primi 15 anni della loro vita siano state esposte ad un quantità maggiore di radiazione ultravioletta rispetto a coloro che hanno vissuto più a nord.

Il team si è anche occupato di valutare i dati relativi al comportamento durante l'esposizione, come ad esempio l'uso di creme solari o di cappelli, insieme a quelli relativi al tempo passato all'aperto durante l'infanzia ed in età adulta.

Ransohoff ha spiegato che "questo passaggio è stato particolarmente importante perché si è reso necessario valutare i dati alla luce delle variabili comportamentali, che possono essere influenzate dalla posizione geografica".

I ricercatori hanno considerato anche fattori come l'età, il livello di educazione, l'indice di massa corporea, l'attività fisica, la storia familiare in termini di tumori cutanei melanomatosi e non, la reazione della pelle dei soggetti all'esposizione al sole, l'apporto di vitamina D, l'uso di alcol e di tabacco.

Le donne che hanno vissuto a latitudini settentrionali per tutta la loro vita, e che pertanto hanno ricevuto una scarsa esposizione al sole tanto nell'infanzia che in età adulta, sono state usate come gruppo di riferimento.

In conformità alle aspettative dei ricercatori, il rischio di tumore cutaneo non melanomatoso è stato rilevato essere significativamente più alto nelle donne con elevata esposizione al sole durante l'infanzia e l'età adulta (OR 1,12). Tuttavia a sorprendere il team di ricercatori è stata la constatazione che il rischio per le donne con scarsa esposizione al sole durante l'infanzia ed alti livelli di esposizione durante l'età adulta è significativamente più alto rispetto al gruppo di controllo (OR 1,39).

Il commento scherzoso di Ransohoff è stato "La lezione quindi è non andare a godersi la pensione in posti soleggiati come la Florida".

Il rischio per quanto riguarda l'incidenza di tumori melanomatosi non è stato rilevato essere significativamente diverso fra i diversi gruppi. Tuttavia, Ransohoff ha sottolineato che potrebbe essere stato lo scarso numero di casi di melanoma ad impedire che emergessero differenze statisticamente significative in termini di rischio per quanto riguarda questo tipo di tumori cutanei.

La ricercatrice ha anche aggiunto che basarsi sulla posizione geografica per valutare l'intensità e la durata dell'esposizione al sole è un metodo di certo non privo di errori. Ad esempio, per i ricercatori non è stato possibile regolare completamente tutte le variabili (come ad esempio quelle relative alla dieta) che possono essere influenzate dalla posizione geografica.

Inoltre, ha aggiunto Ransohoff: "non siamo stati in grado di valutare l'impatto di fattori come la nuvolosità e l'altitudine in termini di quantità di radiazione ultravioletta".

In ogni caso, la posizione geografica è un indicatore dell'esposizione al sole molto più affidabile della memoria del singolo soggetto ed il numero di soggetti coinvolti conferisce alle conclusioni dello studio un notevole peso statistico.

"il prossimo passaggio sarà la conversione a metodi di misurazione più sensibili per quanto riguarda la valutazione dell'esposizione ai raggi ultravioletti", ha dichiarato Ransohoff.

Al termine della presentazione, un membro del pubblico ha chiesto se i ricercatori avessero compilato statistiche separate per il carcinoma basocellulare primario e per il carcinoma cutaneo spinocellulare.

Ranshoff ha risposto che "sfortunatamente i dati raccolti dalla Women's Health Initiative non differenziavano fra questi due tipi di carcinoma, pertanto le considerazioni in merito hanno necessariamente dei limiti".

Il Dr. Sewon Kang, operativo della Johns Hopkins University e moderatore della sessione, ha chiesto se i dati raccolti suggerissero un effetto protettivo dell'esposizione alla radiazione ultravioletta nell'infanzia.

Ransohoff ha risposto che "ci sono alcuni dati che indicano un qualche tipo di effetto protettivo dell'esposizione al sole in età infantile", ma che "sarà necessario studiare molti altri casi per confermare o smentire questa ipotesi".

 

Riferimenti:

American Academy of Dermatology (AAD) 73rd Annual Meeting: Abstract F025