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In evidenza: Primo Incontro AITEB — Associazione Italiana Terapie Estetiche con Botulino

L’Associazione Italiana Terapie Estetiche con Botulino (AITEB) è nata due anni fa con…

Trattare gli effetti della tossicità cutanea legata al Regorafenib

oral assumption

Uno studio di recente pubblicazione ha evidenziato l'assenza di prove di alta qualità nel campo della gestione e del trattamento della sindrome mano-piede (HFSR) associata all'uso di regorafenib (Stivarga, Bayer).

Gli autori dello studio hanno così deciso di redigere una lista di raccomandazioni da seguire per trattare questa patologia, basandosi sulla propria esperienza clinica con il regorafenib.

Le raccomandazioni terapeutiche, provenienti dagli oncologi e dai dermatologi del Montefiore Einstein Center for Cancer Care di New York, sono state pubblicate online all'inizio di giugno negli Annals of Oncology.

"La sindrome mano-piede è un evento avverso comune legato alla terapia con regorafenib. Questa reazione può essere stressante per i pazienti, tanto da portare a riduzioni del dosaggio o a interruzioni del trattamento", ha commentato la Dr. ssa Beth McLellan, direttore del reparto di onco-dermatologia del centro e assistente professore di dermatologia presso l'Albert Einstein College of Medicine, nonché autrice principale dello studio.

"A volte questa reazione può essere gestita senza apportare cambiamenti alla terapia in corso e questo studio vuol fornire un approccio pratico alla prevenzione e al trattamento dei casi di HFSR", ha proseguito poi la Dr.ssa McLellan.

"I dermatologi possono giocare un ruolo decisivo nel trattamento di questi effetti collaterali cutanei derivanti dalla terapia oncologica, nonché nell'evitare che questi effetti collaterali portino a una riduzione nel dosaggio o nella frequenza dei trattamenti chemioterapici".

Il regorafenib è un inibitore multi-chinasi, il cui uso è stato approvato nei casi di tumore gastrointestinale refrattario o in stadio avanzato, che si è dimostrato in grado di migliorare l'efficacia terapeutica nonché di prolungare la sopravvivenza globale. Purtroppo, gli studi svolti sul farmaco hanno rilevato un collegamento assai significativo fra la sua assunzione e la sindrome mano-piede. Stando alle informazioni contenute nell'articolo, questa patologia può verificarsi in oltre il 60% dei pazienti che assumono regorafenib, e il 20% di questi rischia di sviluppare HFSR di grado 3 o superiore.

La sindrome mano-piede comporta la comparsa di vesciche doloranti nelle aree anatomiche sottoposte a traumi frequenti, come i palmi delle mani, le piante dei piedi e i gomiti. Sebbene la HFSR non rappresenti un rischio per la vita, essa può peggiorare sensibilmente la qualità della vita dei pazienti e ostacolare lo svolgimento delle normali attività quotidiane. Nei casi più severi, la HFSR può interferire con la terapia oncologica.

Gli autori dello studio hanno condotto una revisione sistematica della letteratura tramite PubMed, senza restrizioni sulla lingua, sul tipo di articolo e senza limiti cronologici.

La ricerca ha portato all'individuazione di 167 documenti (fra i quali report su casi, review e studi collegati a trial clinici) sul tema della sindrome mano-piede collegata alla terapia con regorafenib, tuttavia nessuno di questi documenti si occupava della gestione pratica di questa patologia cutanea.

Gli studi hanno tuttavia rivelato che l'HFSR associata all'assunzione di regorafenib è simile, per caratteristiche, alla HFSR causata da altri inibitori multi-chinasi (quali sorafenib, sunitinib, cabozantinib, axitinib e pazopanib) ma significativamente diversa dai casi di HFSR causati dalle chemioterapie citotossiche a base di fluoropirimidine, antracicline e taxani. La differenza principale riguarda le tempistiche di insorgenza della patologia, settimane o mesi nel caso di terapie citotossiche, rispetto a giorni o settimane nel caso di terapie con inibitori multi-chinasi. Inoltre, la sindrome mano-piede collegata a terapie citotossiche ha generalmente una distribuzione diffusa, mentre nel caso degli inibitori multi-chinasi essa si presenta nelle aree sottoposte a pressione.

Negli studi randomizzati controllati, gli autori hanno trovato pochissime prove di alta qualità a supporto della gestione della HFSR associata alla terapia con inibitori delle chinasi. In mancanza di prove sufficienti, gli autori hanno attinto direttamente alla propria esperienza clinica di oncologi e dermatologi, per redigere una serie di raccomandazioni utili alla diagnosi e alla gestione della HFSR associata alla terapia con regorafenib.

Le raccomandazioni si concentrano sul prevenire lo sviluppo della HFSR e sulla gestione della sua sintomatologia. Gli autori raccomandano di eseguire un esame completo del corpo del paziente, alla ricerca di calli, eczemi o infezioni fungine, e fanno notare come l'educazione dei pazienti giochi un ruolo chiave nel processo di prevenzione e gestione della patologia.

La Dr.ssa McLellan ha spiegato che: "la prevenzione può essere utile nel trattamento delle aree callose di mani e piedi, a partire dagli accorgimenti da seguire fin dall'inizio della terapia come l'evitare lo sfregamento eccessivo delle aree interessate e l'indossare scarpe della giusta misura".

Altri accorgimenti che possono aiutare a prevenire la HFSR comprendono: regolari manicure e pedicure, l'uso di lozioni idratanti prive di alcol, l'impiego di solette imbottite nelle scarpe e di guanti di cotone spessi per minimizzare lo sfregamento e l'evitare l'acqua calda.

La gestione dei sintomi, una volta che questi si sono presentati, richiede un approccio multidisciplinare mirato alla protezione delle aree interessate e alla gestione della sintomatologia dolorosa.

La Dr.ssa McLellan ha poi aggiunto: "L'uso di steroidi topici e di farmaci cheratolitici (come l'urea) può aiutare a ridurre i sintomi, dopo che questi si sono presentati". "I pazienti che sviluppano HFSR di grado I possono continuare ad assumere la stessa dose di regorafenib, ma coloro che sviluppano HFSR di grado II o III devono ridurre il dosaggio o addirittura sospendere temporaneamente il trattamento", raccomandano i ricercatori.

Riferimenti:

Annals of Oncology online, June 1, 2015. doi: 10.1093/annonc/mdv244