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In evidenza: Primo Incontro AITEB — Associazione Italiana Terapie Estetiche con Botulino

L’Associazione Italiana Terapie Estetiche con Botulino (AITEB) è nata due anni fa con…

La Commissione europea approva Nivolumab per il trattamento del melanoma

0711 Nivolumab

La Commissione europea ha approvato Nivolumab (Opdivo, Bristol-Myers Squibb), un inibitore del checkpoint immunitario PD-1, per il trattamento del melanoma avanzato non operabile o metastatico nei pazienti adulti, indipendentemente dalla presenza di mutazione BRAF.

Nivolumab è l'unico inibitore del checkpoint immunitario PD-1 ad aver ricevuto una valutazione con procedura accelerata in Europa nonché il primo inibitore di PD-1 ad essere approvato dalla Commissione europea.

Negli Stati Uniti il farmaco non ha ancora ricevuto l'approvazione come trattamento di prima linea per gli stadi avanzati della malattia.

L'approvazione di Nivolumab da parte della Commissione europea è legata ai risultati di due studi di fase III: CheckMate 066 e CheckMate 037.

CheckMate 066 ha coinvolto pazienti con melanoma metastatico (e senza mutazioni di BRAF) non precedentemente trattati. I risultati hanno mostrato un tasso di sopravvivenza a 1 anno del 73% con nivolumab rispetto al 42% con dacarbazina, con un rapporto di rischio di 0.42 (P <.0001). I più comuni eventi avversi correlati al trattamento con nivolumab sono stati affaticamento (20%), prurito (17%) e nausea (16,5%).

CheckMate 037 ha coinvolto in pazienti con melanoma avanzato che erano stati precedentemente trattati con ipilimumab (Yervoy, Bristol-Myers Squibb) che avevano mostrato una progressione durante il trattamento, e nei casi di mutazione BRAF, trattati con un inibitore di BRAF.

Un'analisi pianificata ad interim ha mostrato un miglioramento nel tasso di risposta obiettiva del 32% con nivolumab rispetto al 11% con la chemioterapia (scelta del ricercatore). La maggioranza (87%) dei pazienti ha mostrato una risposta nel corso di trattamento, con una durata variabile della risposta compresa nell'intervallo 2,6-10 mesi. La risposta a nivolumab è stata osservata sia nei pazienti con mutazione BRAF che nei pazienti senza mutazione, ed è stata indipendente dall'espressione di PD-L1.

Nel corso dello studio, il 41% dei pazienti trattati con nivolumab ha esibito reazioni avverse gravi. Reazioni avverse di grado 3 e 4 si sono verificate nel 42% dei pazienti, le più frequenti sono state dolore addominale, iponatriemia, aumento dell'aspartato transaminasi (AST) e aumento della lipasi. La reazione avversa più comune è stata la comparsa di eruzione cutanea (osservata nel 21% dei pazienti).

La società farmaceutica ha sottolineato inoltre che nivolumab è associato a polmonite immuno-mediata, colite, epatite, nefrite e disfunzioni renali, ipotiroidismo e ipertiroidismo, e tossicità embriofetale.

Secondo il comunicato stampa di Bristol-Myers Squibb: "L'incidenza del melanoma è in crescita continua in quasi tutti i paesi europei, secondo le stime si prevede che la malattia raggiunga uno stadio avanzato o metastatico in un paziente su cinque. Storicamente, la prognosi per il melanoma metastatico di ultimo stadio è poco incoraggiante: il tasso medio di sopravvivenza per i melanomi al IV stadio è di soli 6 mesi e il tasso di mortalità ad un anno si attesta sul 75%".

Il Dr. Dirk Schadendorf, professore, direttore e presidente della Clinica dermatologica dell'Ospedale Universitario di Essen, in Germania, ha detto nel comunicato che Nivolumab rappresenta "un importante passo avanti nel tentativo di offrire una nuova opzione ai pazienti europei con melanoma avanzato, soprattutto in considerazione del fatto che i benefici a lungo termine in questa classe di terapie sono stati in gran parte elusivi".

L'agenzia americana FDA nel dicembre 2014 ha approvato nivolumab per il trattamento dei pazienti con melanoma non operabile o metastatico e con progressione della malattia dopo la terapia con ipilimumab e, se positivi per la mutazione BRAF V600, un inibitore di BRAF.

Nel marzo di quest'anno, la FDA ha autorizzato l'uso di nivolumab per il trattamento dei pazienti con tumore polmonare metastatico a cellule squamose in presenza di progressione o dopo la chemioterapia a base di platino.