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In evidenza: Primo Incontro AITEB — Associazione Italiana Terapie Estetiche con Botulino

L’Associazione Italiana Terapie Estetiche con Botulino (AITEB) è nata due anni fa con…

Stafilococco aureo e dermatite atopica

Staphylococcus aureus

Secondo uno studio condotto da ricercatori francesi, un'alta densità di colonizzazione cutanea da parte dello stafilococco aureo è associata ad una più alta severità della dermatite atopica.

"È importante identificare tempestivamente i pazienti con dermatite atopica da moderata a grave, che hanno frequenti episodi di infezione/colonizzazione da parte di stafilococco aureo", ha dichiarato il Dr. Carle F. Paul dell'università di Tolosa.

"In questi pazienti, trattamenti come i bagni con ipoclorito di sodio, che riducono la colonizzazione cutanea da parte dello stafilococco, possono rivelarsi molto utili per gestire la malattia, specialmente se accompagnati da terapie antiinfiammatorie".

Il Dr. Paul e colleghi hanno esaminato 78 pazienti adulti con dermatite atopica e li hanno classificati in base al fenotipo della dermatite atopica, severità della patologia, genotipo rispetto alla filaggrina (FLG), perdita di acqua trans-epidermica (TEWL), indice di idratazione, pH, livelli di acido pirrolidon-carbossilico (PCA) e densità di S. aureus, tanto in siti con lesioni cutanee che in siti privi di lesioni.

In una lettera al Journal of Allergy and Clinical Immunology, pubblicata il 7 novembre nell'edizione online, i ricercatori hanno riferito che 11 pazienti con dermatite atopica (14,1%) presentavano una delle quattro mutazioni FLG più comuni, rispetto ai quattro controlli (5,1%, p=0.017) simili per età e sesso.

Nei soggetti con da dermatite atopica, tanto la pelle dei siti con lesioni che quella priva di lesioni presentava livelli più bassi in termini di indice di idratazione, ma pH e TWEL erano più alti rispetto alla pelle dei soggetti del gruppo di controllo, mentre i livelli di PCA erano più bassi nelle zone prive di lesioni rispetto a quelle con lesioni.

La densità di colonizzazione di S. aureus  era massima nelle zone con lesioni cutanee dei pazienti con dermatite atopica, moderata nelle zone prive di lesioni e bassa nella pelle dei soggetti di controllo.

Nelle zone con lesioni, tanto la maggior densità di S. aureus  che maggiori valori di TEWL sono stati associati con una maggiore severità della dermatite atopica. Nelle aree prive di lesioni solo la densità di S. aureus ha mostrato correlazione con il livello di severità della dermatite atopica.

"La dermatite atopica da moderata a severa dovrebbe essere considerata una patologia sistemica", ha sottolineato il Dr. Paul, che ha proseguito dicendo: "le terapie non dovrebbero orientarsi esclusivamente sulle aree che presentano lesioni, poiché anche la pelle priva di lesioni di questi pazienti mostra profonde anomalie come infiammazione subclinica, alterazioni della barriera cutanea e alta densità di colonizzazione ad opera dello stafilococco".

"Ci sono studi che indicano come una riduzione nella densità di colonizzazione da parte di questo tipo di batteri sia molto utile nella gestione della dermatite atopica (ad esempio, i bagni con ipoclorito di sodio)" ha commentato il Dr. Paul; "tuttavia è probabile che questo valga soltanto per pazienti con dermatite atopica da moderata a severa. C'è un grande bisogno di studi di alta qualità che valutino l'efficacia e la sicurezza di misure specifiche per ridurre la colonizzazione da S. aureus in aggiunta al trattamento con anti-infiammatori".

Il Dr. Dean Morrell, direttore di dermatologia pediatrica e adolescenziale presso la University of North Carolina, ha commentato lo studio dicendo: "In quanto medico che da tempo sostiene che l'infiammazione sia la chiave della dermatite atopica, questi risultati non mi hanno sorpreso. Anzi, i risultati corroborano la nostra ipotesi secondo la quale i pazienti affetti da dermatite atopica abbiano carenze funzionali al livello della barriera epidermica e che siano perciò più soggetti a colonizzazioni ed infezioni ad opera di S. aureus".

"È stato già dimostrato che il microbioma cutaneo dei pazienti con dermatite atopica contiene molti microorganismi positivi per l'organismo umano, fra un episodio di dermatite atopica e l'altro", ha spiegato il Dr. Morrell. "Durante un episodio di dermatite atopica, i microorganismi 'buoni' vengono spazzati via o sopraffatti da S. aureus. In alcuni di questi casi, l'eliminazione dell'infiammazione tramite terapia con corticosteroidi topici conduce alla riparazione del difetto presente nella barriera cutanea e porta ad una significativa diminuzione della popolazione di S. aureus, permettendo il ritorno delle altre popolazioni di batteri. In altri pazienti, l'infiammazione non può essere adeguatamente controllata senza ricorrere ad un antibiotico sistemico per frenare la proliferazione di S. aureus".

"La dermatite atopica è una patologia multi-fattore in cui non tutti i pazienti sono uguali", ha concluso il dottor Morrell. "Alcuni hanno difetti che riguardano l'espressione di filaggrina e possono essere facilmente gestiti con misure di riparazione della barriera epidermica; una piccola percentuale ha problemi derivanti da cause ambientali; molti altri hanno uno stato infiammatorio innescato da cause sconosciute. ndipendentemente dall'eziologia, i medici possono aiutare i loro pazienti impiegando misure volte a controllare l'infiammazione dovuta a S. aureus".

Riferimenti:

Journal of Allergy and Clinical Immunology, edizione online novembre 2015; doi:http://dx.doi.org/10.1016/j.jaci.2015.07.052