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In evidenza: Primo Incontro AITEB — Associazione Italiana Terapie Estetiche con Botulino

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Il collegamento tra lampade abbronzanti e melanoma

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Secondo uno studio recentemente pubblicato, il crescente numero di casi di melanoma che negli Stati Uniti sta interessando più le donne che gli uomini sarebbe da ricondurre all'uso di lampade abbronzanti.

Uno studio condotto su soggetti con melanoma di età inferiore ai 50 anni ha rilevato che le donne che fanno uso di lettini abbronzanti hanno una probabilità sei volte più alta di venire diagnosticate con un cancro prima dei 30 anni.

I risultati sono simili a quelli di uno studio condotto in Australia nel 2011, ha sottolineato l'autore principale dello studio, DeAnn Lazovich della University of Minnesota di Minneapolis. Tuttavia, lo studio del 2011 non aveva calcolato separatamente l'incidenza del melanoma negli uomini e nelle donne.

Lazovich ha commentato i risultati dello studio dicendo: "Il fatto che il rischio di melanoma collegato all'uso di lettini abbronzanti interessi principalmente le donne ci ha sorpresi, così come la forte associazione rilevata nelle giovani donne".

I ricercatori hanno analizzato i dati provenienti da 681 pazienti adulti, diagnosticati con melanoma fra il 2004 e il 207 e prima del compimento dei 50 anni d'età, comparandoli con quelli di soggetti di età compresa fra i 25 e i 49 anni privi di tumori. Le donne costituivano quasi il 70% di ambo i gruppi.

Quasi l'80% delle donne hanno dichiarato di aver fatto uso di lettini abbronzanti, rispetto al 44% degli uomini. Le donne di età inferiore ai 40 anni hanno dichiarato di aver cominciato a far uso di lampade abbronzanti a partire dai 16 anni anni, mentre nelle donne nella fascia di età compresa fra i 41 e i 49 l'età di inizio delle sedute abbronzanti era di 25 anni. Le donne più giovani hanno riferito una media di 100 sedute di abbronzatura artificiale, mentre per le donne più vecchie questo numero si attestava sulle 40 sedute.

Le donne sotto i 30 che avevano fatto uso di lampade abbronzanti avevano una probabilità sei volte più alta di appartenere al gruppo di soggetti con diagnosi di melanoma rispetto al gruppo di controllo. Circa un terzo delle donne diagnosticate prima dei 30 anni avevano un melanoma localizzato alla zona toracica, piuttosto che al viso o alle estremità, rispetto al 24% delle donne nella fascia di età compresa fra i 40 e i 49.

Lo studio, pubblicato il 27 gennaio in JAMA Dermatology, ha evidenziato come, per le donne incluse nello studio, più alto è stato il numero di sedute abbronzanti e più alto il rischio di essere diagnosticate con un melanoma.

Lazovich ha sottolineato: " L'Organizzazione Mondiale della Sanità, per mezzo del dipartimento di ricerca sul cancro (International Agency for Research on Cancer) ha dichiarato cancerogena la radiazione ultravioletta delle lampade abbronzanti già nel 2009".

I risultati del recente studio indicano che la causa dell'aumento di casi di melanoma fra le donne sotto i 50 anni potrebbe essere proprio l'abitudine di sottoporsi a sedute abbronzanti. Questo in considerazione dell'età alla quale le donne hanno cominciato a sottoporsi a questo tipo di sedute rispetto alla popolarità di questa pratica, l'età alla quale hanno sviluppato un melanoma, il tipo di associazione fra melanoma e abbronzatura artificiale e la propensione alla localizzazione nella zona toracica — che è esposta ai raggi ultravioletti dei lettini abbronzanti più di quanto non avvenga nel corso delle attività svolte all'aperto.

Sotto i 50 anni di età, i tassi di incidenza del melanoma sono più alti per le donne, ma oltre i 50 anni di età i tassi di incidenza sono più alti per gli uomini.

"Lo studio della Dr.ssa Lazovich e colleghi va ad aggiungersi ad un crescente corpus di prove a sostegno dell'associazione fra lampade abbronzanti e melanoma, il cancro cutaneo con il più alto tasso di mortalità", ha commentato il Dr. Gery P. Guy Jr., del Center for Disease Control and Prevention di Atlanta e autore di un editoriale che accompagna la pubblicazione dello studio.

Riferimenti:

JAMA Dermatology, edizione online del 27 gennaio 2016; doi:10.1001/jamadermatol.2015.2938