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Errore medico: la terza causa di morte negli Stati Uniti

medical error

Secondo i risultati di uno studio pubblicato il 3 maggio 2016, l'errore medico è la terza causa di morte negli Stati Uniti, dopo le malattie cardiovascolari e il cancro.

Per questo motivo, secondo gli autori Dr. Martin Makary e Dr. Michael Daniel, la riduzione degli errori medici dovrebbero essere una priorità per la comunità medica, priorità alla quale dovrebbero essere destinati più fondi e diretta più ricerca.

Le informazioni relative agli errori medici non vengono riportate in maniera chiara e trasparente nei certificati di morte, documenti che il Center for Disease Control and Prevention (CDC) utilizza per stilare le graduatorie relative alle principali cause di morte. I certificati di morte impiegano codici provenienti dalla International Classification of Diseases (ICD) per indicare le cause di morte, perciò gli errori umani non vengono registrati.

Non è una situazione limitata ai soli Stati Uniti: secondo l'organizzazione mondiale della sanità, 117 paesi al mondo usano i codici del sistema ICD per la redazione dei certificati di morte, che poi vengono impiegati per la redazione delle graduatorie relative alle cause di mortalità.

Gli autori sottolineano la necessità di implementare metodi per il monitoraggio degli errori medici e di creare strategie per ridurre l'incidenza di questo tipo di errore.

I tumori e le malattie cardiovascolari sono costantemente sotto i riflettori quando si parla di cause di morte: "Quelle che vengono identificate come principali cause di mortalità da parte del CDC sono le aree in cui vengono investiti i fondi disponibili per la ricerca nonché quelle che ricevono maggiore attenzione", ha spiegato il Dr. Makary in un comunicato stampa.

"Al momento, cancro e malattie cardiovascolari ricevono moltissima attenzione, ma poiché l'errore medico non compare nella lista delle cause di mortalità il problema non riceve l'attenzione che merita".

Il Dr. Makary ha poi aggiunto: "I tassi di incidenza per le morti attribuibili ad errore medico non vengono calcolati né inclusi in alcun sistema standardizzato di raccolta di dati statistici nazionali". Il sistema di codifica attualmente in uso è stato progettato per massimizzare la fatturazione per i servizi medici, non per raccogliere statistiche sanitarie nazionali".

I ricercatori hanno esaminato quattro studi contenenti le analisi dei dati relativi ai tassi di morte dal 2000 al 2008; successivamente, usando i tassi di ricovero del 2013, hanno estrapolato dati secondo i quali su 35.416.020 ricoveri, 251.454 morti sono attribuibili ad errori medici.

Si tratta di un tasso del 9,5% rispetto al totale delle morti negli Stati Uniti, percentuale che colloca l'errore medico al di sopra delle malattie respiratorie nella classifica delle principali cause di morte.

Stando ai dati del CDC, nel solo 2013 si sono verificate 611.105 morti per malattie cardiovascolari, 584.881 per cancro e 149.205 morti sono state dovute a malattie respiratorie croniche.

Le nuove stime sono considerevolmente più alte di quelle contenute nel rapporto del 1999 redatto dall'Institute of Medicine (intitolato "To Err Is Human", errare è umano), tuttavia gli autori fanno notare che i dati usati per la redazione di quel rapporto erano limitati.

 

Strategie per il cambiamento

Gli autori suggeriscono una serie di possibili cambiamenti, primo fra tutti quello di rendere gli errori più visibili così che i loro effetti possano essere studiati e compresi. Spesso le discussioni che riguardano la riduzione degli errori medici si svolgono in ambienti confidenziali e "a porte chiuse", come avviene per le discussioni delle statistiche di mortalità dei singoli reparti nelle strutture sanitarie.

Un altro cambiamento suggerito dai ricercatori è quello di cambiare il sistema di redazione dei certificati di morte così che sia possibile indicare non soltanto la causa di morte ma anche se la morte è avvenuta a causa di complicazioni derivanti da errori medici.

Gli autori suggeriscono anche che vengano condotte, da parte degli ospedali e degli istituti medici, delle indagini rapide ed efficaci per accertare il ruolo giocato da possibili errori medici nella morte del paziente. Un'analisi su larga scala sarebbe di grande aiuto e al tempo stesso fornirebbe a medici e ospedali la protezione garantita dall'anonimato.

Per poter tracciare un quadro globale al livello nazionale è anche necessario implementare un sistema standardizzato di raccolta dei dati e di trasmissione degli stessi.

Il Dr. Jim Rickert, ortopedico di Bedford e presidente della Society for Patient Centered Orthopedics, si è dichiarato affatto sorpreso di scoprire che l'errore medico era al terzo posto fra le cause di morte e ha sottolineato come anche queste statistiche diano un quadro del tutto incompleto della situazione reale.

"Lo studio, ad esempio, non prende in considerazione gli errori avvenuti negli studi dei singoli medici né nei centri di cura ambulatoriale", ha speigato. "Lo studio si è occupato solo degli errori relativi a pazienti ricoverati. Sono convinto che molte persone sottovalutino i rischi dovuti ad errore umano ai quali vanno incontro quando si rivolgono ad un medico o ad una struttura sanitaria", ha aggiunto.

Il Dr. Rickert si è dichiarato d'accordo con la proposta di modificare i certificati di morte per poter annotare un eventuale errore medico, così da far sì che l'errore medico riceva l'attenzione che merita.

"È la pressione esercitata dall'opinione pubblica a innescare il cambiamento: gli ospedali e i singoli medici non hanno alcun interesse a pubblicizzare questo tipo di errori", ha commentato.

L'errore umano è inevitabile, sottolineano gli autori, ma "possiamo studiare più a fondo il problema per progettare sistemi di sicurezza che ne mitighino la frequenza, la visibilità e le conseguenze".

Gli autori hanno anche aggiunto che la maggior parte degli errori non è causata da incompetenza del singolo medico ma piuttosto da errori del sistema nel quale il medico si trova ad operare e perciò questi errori non dovrebbero essere soggetti ad azioni legali.

Riferimenti:

BMJ 2016; 353; doi: http://dx.doi.org/10.1136/bmj.i2139