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L’Associazione Italiana Terapie Estetiche con Botulino (AITEB) è nata due anni fa con…

Onicofagia: cattiva abitudine o malattia?

onicofagia

L'onicofagia è un'abitudine orale para-funzionale, una categoria che include comportamenti come il bruxismo, il succhiarsi il pollice e il mordicchiare penne o matite.

L'onicofagia comincia nell'infanzia, aumenta sensibilmente durante l'adolescenza e diminuisce con l'età, sebbene questa abitudine possa persistere anche nel corso della vita adulta.[1-9] Il considerevole aumento nella diffusione dell'onicofagia tra gli adolescenti può essere spiegato in termini di difficoltà rappresentate dal periodo di transizione e dalla sensazione di instabilità che si associa a queste fasi di transizione.

Secondo il Manuale Diagnostico e Statistico dei Disturbi Mentali (quinta edizione), l'abitudine di mangiarsi le unghie è classificata fra i "disturbi ossessivo-compulsivi". [10,11] Nella decima edizione della Classificazione Internazionale delle Malattie, l'onicofagia è classificata fra i "disturbi comportamentali specifici ad esordio infantile o adolescenziale", che comprendono anche l'abitudine di succhiare il pollice e la masturbazione eccessiva.[1]

L'abitudine di mangiarsi le unghie è un comportamento raramente discusso e le sue cause sono ancora oggetto di discussione da parte degli esperti.[7,10,12,13] Le cause proposte comprendono fattori psicologici acquisiti o familiari, ma non è possibile determinare se i fattori familiari siano limitati all'imitazione di comportamenti osservati in altri membri del nucleo familiare o se comprendano una predisposizione genetica a questo tipo di comportamento. [1-4,6,13,14] È particolarmente interessante notare come l'onicofagia sia più diffusa fra i bambini con genitori che hanno esibito lo stesso comportamento, anche quando questi hanno cessato di esibirlo anni prima della nascita del figlio.[4,14]

L'onicofagia può colpire anche individui psicologicamente stabili, ma generalmente è il segnale di una perdita di controllo durante situazioni difficili.[4-6,14,15] I principali fattori psicologici associati a questo comportamento sono lo stress, il nervosismo, l'ansia e disturbi nel tono dell'umore.[1-7,13-16] Infatti mangiarsi le unghie è stato dimostrato essere un meccanismo di gestione dello stress e i pazienti in cui l'onicofagia assume le caratteristiche di una dipendenza possono trovarsi in serie difficoltà quando cercando di astenersi da questo comportamento.[1,3,4,6,7,10,15] Per contro, anche la mancanza di stimoli (inattività, noia) può innescare o esacerbare l'onicofagia.[1,5,7,15,16] La fame e la bassa autostima sono anch'esse possibili cause di questo comportamento.[7,15]

L'onicofagia è un comportamento automatico e involontario. Molti ricercatori ipotizzano che, in età adulta, l'onicofagia rappresenti un'alternativa a comportamenti come il fumo o il masticare gomme, [5] mentre un'altra teoria ipotizza che si tratti di una continuazione dell'abitudine infantile di succhiarsi il pollice.[2,3,14]

Nella maggior parti dei casi l'onicofagia è un comportamento isolato che rappresenta un problema solo dal punto di vista estetico,[7] tuttavia quando esso si presenta insieme ad altre condizioni, la sua causa è generalmente di tipo psichiatrico.[6] Fra i pazienti pediatrici di una clinica psichiatrica con problemi di onicofagia, più di due terzi esibivano un disturbo psichiatrico [6] e più della metà dei genitori di questi pazienti soffriva di almeno una malattia psichiatrica, in maggioranza del disturbo depressivo maggiore.[5,6] Tuttavia uno studio ha mostrato che non esiste collegamento fra la frequenza o l'età di insorgenza dell'onicofagia e i disturbi di natura psichiatrica.[6]

Le malattie mentali più comunemente riportate in associazione con l'onicofagia, nei bambini e negli adolescenti che si sono presentati presso una clinica di assistenza sanitaria mentale, sono: deficit di attenzione/iperattività (74%), disturbo oppositivo provocatorio (36%),ansia da separazione (20%), enuresi (15%), tic (12%), disturbo ossessivo-compulsivo (11%), ritardo mentale (9%) e disturbo depressivo maggiore (6%). [1,5,6] Fra gli altri disturbi segnalati compaiono anche il disturbo d'ansia generalizzato e il disturbo da attacchi di panico.

L'onicofagia è stata documentata in più di un quarto dei bambini e degli adolescenti con sindrome di Tourette [5] e comportamenti stereotipati, come ad esempio mordersi le labbra, sbattere la testa, tirare i capelli capelli (tricotillomania) sono stati osservati in oltre il 60% dei bambini che si mangiano le unghie. [2,5,6,10]

Nella maggior parte dei casi, le complicazioni dell'onicofagia sono esclusivamente di natura estetica. [4,7,10] Tuttavia, nei casi più gravi, questo comportamento può influire negativamente sulla qualità della vita del paziente. [17] Al livello sociale, mangiarsi le unghie è considerata una cattiva abitudine e questo può causare umiliazione, sofferenza emotiva e perdite di valore sociale. [4,7,10,12,16]

Oltre agli effetti sulla salute mentale, l'onicofagia può incidere anche sulla salute fisica. Mangiarsi le unghie è considerata una forma di automutilazione, [1,4-6,10,18] infatti essa può portare ad un irreversibile accorciamento delle unghie causato dal continuo distaccamento dell'unghia dal suo letto. [18] Non è raro il sanguinamento dei tessuti circostanti.[4,6,10] Inoltre, l'onicofagia può condurre a ricorrenti episodi di paronichia, a infezioni batteriche secondarie e allo sviluppo di patereccio erpetico, trasmesso per via orale.[2-4,6,7,10,18,19] Infine, sebbene si tratti di casi piuttosto rari, l'onicofagia può portare a osteomielite delle falangi e alla formazione di cheloidi durante il processo di cicatrizzazione. [2,4]

Le altre conseguenze fisiche dell'onicofagia interessano la cavità orale e il tratto gastrointestinale. L'onicofagia grave può tradursi in problemi dentali (principalmente malocclusioni e piccole crepe nelle incisivi) [2-5,10,14,15] e danneggiare la gengiva causando gengiviti o ascessi. [3,5,7,20] In questo ultimo caso, le infezioni possono essere trasmesse dalla bocca alle unghie. [3], Mangiarsi le unghie può anche contribuire a disordini temporomandibolari. [5,7,10]

In generale, l'onicofagia non è una condizione preoccupante e spesso si risolve da sola, pertanto potrebbe non essere necessario alcun trattamento nei casi lievi. [3] Si parla di onicofagia lieve quando il comportamento è infrequente e non porta a significative conseguenze fisiche e sociali. [4] Tuttavia, l'onicofagia associata ad altri disturbi in comorbidità richiede una particolare cura. [3,5] I fattori più importanti nell'approccio ad un paziente che soffre di onicofagia sono una dettagliata anamnesi(che comprenda gli aspetti psico-sociali) e un approfondito esame fisico.

L'obiettivo terapeutico è quello di alleviare lo stress, fornendo al tempo stesso il sostegno emotivo e la motivazione necessari all'individuo per aiutarlo ad abbandonare l'abitudine. [2,3] Il punto chiave è che il bambino, o l'adolescente, sia motivato a perdere questa abitudine. [3]

C'è generale accordo sulla mancanza di efficacia a lungo termine degli interventi comportamentali, [5-7,13] tuttavia l'inversione dell'abitudine, pietra miliare della terapia comportamentale, si è dimostrata efficace in una revisione meta-analitica pubblicata nel 2011. [22]

Prendere in giro, punire o ricordare costantemente a chi esibisce questo comportamento di non mangiarsi le unghie si sono dimostrate strategie inefficaci in termini di abbandono dell'abitudine, [3,5,13] mentre l'efficacia della terapia di avversione (come l'applicazione di una sostanza dal gusto sgradevole sulle unghie) è controversa, ma può aumentare l'ansia del soggetto. [3,5]

Le seguenti strategie possono essere efficaci per contrastare l'onicofagia: [2,3,5]

- L'applicazione di olio di oliva sulle unghie, che le ammorbidisce e le rende meno 'appetibili'
- Fare la manicure alle unghie, dando loro un aspetto elegante
- Indossare guanti
- Sostituire il mangiarsi le unghie con l'uso di gomme da masticare
- Mantenere le mani occupate dedicandosi ad altre attività

Sul piano farmacologico, gli inibitori selettivi della ricaptazione della serotonina sono i farmaci più comunemente studiati nell'ambito della gestione dell'onicofagia; questi agenti sembrano essere efficaci, specialmente nei casi gravi. [2,5,7,10] La clomipramina, rispetto alla desipramina, si è dimostrata più efficace nel ridurre la frequenza di questo comportamento ed è ben tollerata dai pazienti. [4,5,10 ] In un caso, il litio si è dimostrato efficace nell'aiutare un paziente depresso con onicofagia a vincere la sua abitudine cronica. [10]

Il metodo migliore è impiegare un approccio terapeutico graduale, volto ad evitare ricadute negative causate da approcci troppo aggressivi, accompagnato da regolari visite di controllo. [3]

Riferimenti:


1.Pacan P, Grzesiak M, Reich A, Kantorska-Janiec M, Szepietowski JC. Onychophagia and onychotillomania: prevalence, clinical picture and comorbidities. Acta Derm Venereol. 2014;94:67-71.

2.Jabr F. Severe nail deformity. Nail biting may cause multiple adverse conditions. Postgrad Med. 2005;118:37-38.

3.Tanaka OM, Vitral RW, Tanaka GY, Guerrero AP, Camargo ES. Nailbiting, or onychophagia: a special habit. Am J Orthod Dentofacial Orthop. 2008;134:305-308.

4.Wells JH, Haines J, Williams CL. Severe morbid onychophagia: the classification as self-mutilation and a proposed model of maintenance. Aust N Z J Psychiatry.1998;32:534-545.

5.Ghanizadeh A. Nail biting; etiology, consequences and management. Iran J Med Sci. 2011;36:73-79.

6.Ghanizadeh A. Association of nail biting and psychiatric disorders in children and their parents in a psychiatrically referred sample of children. Child Adolesc Psychiatry Ment Health. 2008;2:13.

7.Pacan P, Grzesiak M, Reich A, Szepietowski JC. Onychophagia as a spectrum of obsessive-compulsive disorder. Acta Derm Venereol. 2009;89:278-280.

8.Robson WL, Leung AK. Nailbiting. J R Soc Med. 1993;86:120.

9.Foster LG. Nervous habits and stereotyped behaviors in preschool children. J Am Acad Child Adolesc Psychiatry. 1998;37:711-717.

10.Sharma V, Sommerdyk C. Lithium treatment of chronic nail biting. Prim Care Companion CNS Disord. 2014;16.

11.American Psychiatric Association. Diagnostic and Statistical Manual of Mental Disorders. Fifth ed. Washington, DC: American Psychiatric Association; 2013.

12.Bohne A, Keuthen N, Wilhelm S. Pathologic hairpulling, skin picking, and nail biting. Ann Clin Psychiatry. 2005;17:227-232.

13.Ghanizadeh A, Derakhshan N, Berk M. N-acetylcysteine versus placebo for treating nail biting, a double blind randomized placebo controlled clinical trial. Antiinflamm Antiallergy Agents Med Chem. 2013;12:223-228.

14.Ooki S. Genetic and environmental influences on finger-sucking and nail-biting in Japanese twin children. Twin Res Hum Genet. 2005;8:320-327.

15.Sachan A, Chaturvedi TP. Onychophagia (nail biting), anxiety, and malocclusion. Indian J Dent Res. 2012;23:680-682.

16.Moritz S, Peters A, Rufer M. Decoupling: a new method for reducing nail biting and hair pulling (trichotillomania). Universitätsklinikum Hamburg-Eppendorf.

17.Moritz S, Treszl A, Rufer M. A randomized controlled trial of a novel self-help technique for impulse control disorders: a study on nail-biting. Behav Modif. 2011;35:468-485.

18.Lee DY. Chronic nail biting and irreversible shortening of the fingernails. J Eur Acad Dermatol Venereol. 2009;23:185.

19.Bello J, Núñez FA, González OM, Fernández R, Almirall P, Escobedo AA. Risk factors for Giardia infection among hospitalized children in Cuba. Ann Trop Med Parasitol. 2011;105:57-64.

20.Sousa D, Pinto D, Araujo R, Rego RO, Moreira-Neto J. Gingival abscess due to an unusual nail-biting habit: a case report. J Contemp Dent Pract. 2010;11:85-91.

21.Baydas B, Uslu H, Yavuz I, Ceylan I, Dagsuyu IM. Effect of a chronic nail-biting habit on the oral carriage of Enterobacteriaceae. Oral Microbiol Immunol. 2007;22:1-4.

22.Bate KS, Malouff JM, Thorsteinsson ET, Bhullar N. The efficacy of habit reversal therapy for tics, habit disorders, and stuttering: a meta-analytic review. Clin Psychol Rev. 2011;31:865-871.

23.Berk M, Jeavons S, Dean OM, et al. Nail-biting stuff? The effect of N-acetyl cysteine on nail-biting. CNS Spectr. 2009;14:357-360.