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In evidenza: Primo Incontro AITEB — Associazione Italiana Terapie Estetiche con Botulino

L’Associazione Italiana Terapie Estetiche con Botulino (AITEB) è nata due anni fa con…

Dupilumab promettente per la dermatite atopica

Dermatite atopica mano sinistra

L'anticorpo monoclonale dupilumab, un nuovo agente biologico che ha come duplice obiettivo IL-4 e IL-13, è riuscito a migliorare significativamente la gravità della dermatite atopica in due studi di fase 3 controllati contro placebo.

"Si tratta di una terapia molto importante per una categoria di pazienti che dispone di poche opzioni terapeutiche", ha spiegato il Dr. Eric L. Simpson, della Oregon Health & Science University di Portland. "Questa terapia non ha soltanto effetti significativi sul prurito e sugli altri sintomi cutanei, ma è in grado di migliorare la qualità della vita del paziente. Persino la sintomatologia legata alla depressione e ai disturbi dell'ansia ha subito un netto miglioramento in un breve arco di tempo", ha proseguito.

I risultati degli studi SOLO 1 e SOLO 2 sono stati presentati durante una delle sessioni di discussione del 25° congresso della European Academy of Dermatology and Venereology e sono stati pubblicati nell'edizione online del 1 ottobre 2016 del New England Journal of Medicine.

Il Dr. Simpson e colleghi hanno valutato 671 adulti con dermatite atopica nel trial SOLO 1 e altri 708 nel trial SOLO 2, in entrambi gli studi sono stati coinvolti pazienti per i quali la terapia topica era controindicata o non aveva fornito risultati sufficienti.

Le due sperimentazioni erano identiche, multinazionali e in doppio cieco. I partecipanti sono stati assegnanti randomicamente in tre gruppi: uno ha ricevuto iniezioni sottocutanee di placebo una volta alla settimana, uno ha ricevuto iniezioni settimanali di dupilumab 300 mg e uno ha ricevuto iniezioni bisettimanali di dupilumab 300 mg. Non è stato autorizzato l'uso di nessun altro farmaco.

I pazienti presentavano casi di dermatite atopica da moderata a grave, con un coinvolgimento medio del 50% della superficie cutanea corporea e una durata media della malattia pari a 25 anni. Al basale, i pazienti avevano un punteggio di 3 o più rispetto all'indice Investigator Global Assessment (IGA) e un punteggio di 16 o più rispetto all'Eczema Area and Severity Index (EASI).

L'obiettivo primario era un punteggio IGA di 0 o 1, corrispondente a una pelle priva di lesioni o con manifestazioni minime di dermatite atopica, e un miglioramento di almeno due punti rispetto al punteggio IGA dopo 16 settimane. "Una risoluzione completa è un obiettivo molto avanzato per pazienti con un interessamento superiore al 50% della superficie corporea, perciò abbiamo valutato anche i punteggi relativi all'indice EASI", ha spiegato il Dr. Simpson.

Uno degli obiettivi secondari riguardava la diminuzione del prurito: "il prurito è uno dei sintomi più importanti per i pazienti", ha commentato il Dr. Simpson, "e c'è stata una significativa riduzione già nelle prime due settimane in entrambi i gruppi trattati con dupilumab".

I pazienti hanno anche riferito un significativo miglioramento della propria qualità della vita rispetto a quelli nel gruppo placebo, sia rispetto al Dermatology Life Quality Index (DLQI) che al Patient-Oriented Eczema Measure (POEM). "Questa malattia ha un impatto significativo sulla qualità della vita dei pazienti", ha sottolineato il Dr. Simpson, "i pazienti con dermatite atopica hanno un'alta incidenza di depressione e disturbi dell'ansia".

I partecipanti allo studio sono stati valutati rispetto alla Hospital Anxiety and Depression Scale (HADS) al basale e dopo 16 settimane di terapia. Rispetto all'indice HADS, i pazienti nel gruppo placebo hanno mostrato un miglioramento di 3,0 punti rispetto ai 5,2 punti rilevati nei pazienti di ambo i gruppi trattati con dupilumab nello studio SOLO 1. In SOLO 2, i pazienti del gruppo placebo hanno mostrato un miglioramento di 0,8 punti rispetto ai 5,1 e 5,8 punti rilevati nei gruppi dupilumab.

Gli eventi avversi più comuni, che hanno interessato circa il 5% dei pazienti, sono stati congiuntivite, congiuntivite allergica e reazioni al sito di iniezione. I tassi sono stati più alti nei gruppi dupilumab rispetto al placebo, ma tutti gli eventi avversi sono stati di intensità moderata.

Gli eventi avversi insorti in seguito al trattamento sono stati naso-faringite, reazione cutanea al sito di iniezione e intensificarsi della dermatite atopica. I tassi di incidenza sono stati simili nei gruppi trattati con dupilumab nei due studi (SOLO 1: placebo 65%, dupilumab bisettimanale 73%, dupilumab settimanale 69%; SOLO 2: placebo 72%, dupilumab bisettimanale 65%, dupilumab settimanale 66%).

"Il meccanismo sotteso allo sviluppo della congiuntivite rimane sconosciuto", ha risposto il Dr. Simpson alla domanda di uno dei membri del pubblico, durante la presentazione dei risultati dello studio. "Il punto fondamentale è che il tasso di eventi avversi sia gravi che moderati è stato simile nei vari gruppi".

Due pazienti sono morti nel corso dello studio e entrambi i casi riguardano pazienti randomizzati in uno dei gruppi dupilumab, ma il Dr. Simpson non crede che le morti siano dovute al trattamento e le ritiene estranee allo studio. "Uno dei pazienti soffriva di un grave caso di depressione", ha spiegato, "e l'altro decesso è stato associato a un grave attacco d'asma insorto 8 settimane dopo l'ultima dose di dupilumab".

 

Riferimenti:

25th European Academy of Dermatology and Venereology (EADV) Congress: Abstract D3T01.1C, presentato il 1 ottobre 2016.