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In evidenza: Primo Incontro AITEB — Associazione Italiana Terapie Estetiche con Botulino

L’Associazione Italiana Terapie Estetiche con Botulino (AITEB) è nata due anni fa con…

Nuovo studio mette in dubbio l'impatto della protezione solare nella prevenzione del melanoma

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Secondo uno studio condotto su soggetti in età pediatrica, in cui la comparsa di nuovi nevi è stata identificata come fattore di rischio per il melanoma, l'uso della protezione solare può essere utile nella prevenzione dei tumori cutanei in gruppi di pazienti ad alto rischio ma  non fornisce vantaggi al resto della popolazione.

Lo studio ha raccolto le testimonianze dei genitori riguardo l'uso di protezioni solari e le abitudini di esposizione al sole, confrontandole successivamente con il numero di nuovi nevi rilevati durante un esame condotto sui soggetti all'età di 15 anni. L'analisi non ha evidenziato alcuna associazione fra il numero di nevi e l'uso di protezioni solari.

"Il nostro studio non è perfetto ma è il primo ad occuparsi a lungo termine della questione della comparsa di nuovi nevi", ha spiegato la Dr.ssa Lori Crane, docente di salute pubblica e comportamentale presso la Colorado School of Public Health di Aurora. "Se ci fossero degli effetti visibili a lungo termine, i nostri dati lo avrebbero evidenziato", ha proseguito.

I risultati dello studio mettono in dubbio la validità della raccomandazione di usare protezioni solari per prevenire lo sviluppo di tumori cutanei e suggerisce invece che tanto i bambini quanto gli adulti dovrebbero usare cautela nell'esporsi al sole, anche quando fanno uso di creme solari.

La Dr.ssa Crane ha presentato i risultati dello studio nel corso del congresso annuale 2016 della American Public Health Association.

Lo studio ha coinvolto 499 bambini, arruolati nello studio fin dalla nascita o a partire dal sesto anno di età. I ricercatori hanno usato il colorimetro per suddividere i bambini in base al tono della carnagione (più chiara o più scura).

Ogni anno la Dr.ssa Crane e colleghi hanno condotto un esame della pelle sui bambini e ogni anno hanno chiesto ai genitori di rispondere ad un questionario riguardante la frequenza d'uso di creme solari, la quantità di prodotto applicato, le zone di applicazione ed altre misure di protezione solare eventualmente adottate.

I ricercatori hanno impiegato un'analisi di regressione lineare multivariata per studiare l'associazione fra il numero di nuovi nevi e l'uso di protezioni solari, dopo aver corretto per abitudini di esposizione al sole, frequenza di scottature, colore della pelle, colore degli occhi e dei capelli, presenza di efelidi e uso di altri metodi di protezione solare.

L'unica associazione significativa emersa è stata quella relativa ai bambini dalla carnagione chiara con almeno tre scottature fra i 12 ed i 14 anni: questo gruppo aveva infatti un numero significativamente più basso di nevi se aveva fatto uso di protezione solare. Ogni punto di incremento nella frequenza di uso di protezioni solari è stato collegato ad una riduzione dell'8% del numero di nevi rilevati sul torace e ad una diminuzione del 7% del numero di nevi presenti in aree del corpo perennemente esposte (P = 0,02). Tuttavia, anche questa associazione potrebbe essere casuale, visto che il team ha condotto diverse analisi aggiuntive, aumentando così la possibilità di giungere a risultati spuri.

L'uso di protezioni solari è da tempo raccomandato come misura preventiva contro il melanoma, ma i risultati di recenti ricerche sembrano mettere in dubbio la validità di questa raccomandazione. Le creme di protezione solare bloccano efficacemente i raggi ultravioletti di tipo B, che causano il melanoma, ma molti non hanno alcun effetto sulla radiazione UVA, che è stata recentemente collegata al melanoma dopo che per anni è stata considerata innocua.

La Dr.ssa Crane ha raccomandato l'uso di creme solari in grado di bloccare tanto i raggi UVA che quelli UVB e con il più alto fattore di protezione solare (SPF) disponibile.

L'esposizione ai raggi UVA è praticamente costante nel corso della vita quotidiana, anche quando cala il pericolo di scottature, il rischio collegato all'esposizione ai raggi UVA rimane.

Riferimenti:

Congresso annuale 2016 della American Public Health Association (APHA), Abstract 363065. Presentato il 1 novembre 2016.