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In evidenza: Primo Incontro AITEB — Associazione Italiana Terapie Estetiche con Botulino

L’Associazione Italiana Terapie Estetiche con Botulino (AITEB) è nata due anni fa con…

Inibitore di IL-31 si rivela efficace contro la dermatite atopica

dermatite atopica close up

Nemolizumab, un inibitore dell'interleuchina 31 (IL-31), si è dimostrato in grado di alleviare il prurito nei pazienti con dermatite atopica da moderata a grave in uno studio di fase 2 randomizzato, in doppio cieco e controllato contro placebo.

I risultati dello studio sembrano confermare il ruolo di IL-31, una citochina prodotta dall'attivazione dei linfociti T, nella patobiologia della dermatite atopica e sembrano anche suggerire che mirare ad abbassare i livelli troppo elevati di questa proteina possa rappresentare un'efficace opzione di trattamento. Il Dr. Thomas Ruzicka, del dipartimento di Dermatologia e Allergologia della Ludwig Maximilian University di Monaco di Baviera, e colleghi hanno riferito i risultati del loro studio in un articolo pubblicato il 1 marzo nell'edizione online del New England Journal of Medicine.

Pochi mesi fa, uno studio di fase 1 ha mostrato come una singola dose sottocutanea di nemolizumab fosse in grado di eliminare il prurito in pazienti con dermatite atopica da moderata a grave. Di conseguenza, i pazienti trattati con nemolizumab hanno potuto ridurre l'uso di glucocorticoidi topici.

I ricercatori guidati dal Dr. Ruzicka hanno valutato la sicurezza, l'efficacia e gli effetti collaterali del farmaco per 12 settimane in una popolazione simile a quella coinvolta nello studio sopracitato. Lo studio ha coinvolto 264 adulti con dermatite atopica da moderata a severa che non poteva essere gestita efficacemente tramite la sola terapia topica. I ricercatori hanno randomizzato i pazienti a ricevere nemolizumab (CIM331) sottocutaneo al dosaggio di 0,1 mg/kg, 0,5 mg/kg o 2,0 mg/kg, oppure a ricevere nemolizumab al dosaggio di 2,0 mg/kg ogni 8 settimane o ancora a ricevere placebo ogni 4 settimane.

Dei 264 pazienti coinvolti, l'82% ha portato a termine lo studio. Dopo 12 settimane, i pazienti hanno valutato l'intensità del prurito rispetto al basale usando una scala analogica con valori da 0 a 10 (dove 10 è "il peggior prurito immaginabile"): "già dalla prima settimana", scrivono gli autori, "si è osservata una significativa riduzione del prurito nei gruppi trattati con nemolizumab". Alla dodicesima settimana, il prurito aveva subito una riduzione del 43,7% nei pazienti trattati con nemolizumab 0,1 mg/kg, del 59,8% nei pazienti trattati con nemolizumab 0,5 mg/kg e del 63,1% nei pazienti trattati con nemolizumab 2,0 mg/kg. Nel gruppo placebo, la riduzione del prurito è stata del 20,9%.

L'analisi dei minimi quadrati sul cambiamento percentuale medio del punteggio di valutazione del prurito rispetto al baseline ha mostrato che la maggiore riduzione del prurito è stata associata al dosaggio 0,5 mg/kg. "L'apparente assenza di benefici del dosaggio superiore è particolarmente interessante, perché ci aspettavamo quanto meno un azione più rapida", scrivono gli autori.

Fra gli obiettivi secondari, è stata osservata una riduzione del punteggio rispetto all'Eczema Area and Severity Index pari a –23.0% nel gruppo in terapia con nemolizumab a 0,1 mg/kg, –42,3% nel gruppo nemolizumab a 0,5 mg/kg,–40,9% nel gruppo nemolizumab a 2,0 mg/kg e -26,6% nel gruppo placebo. I punteggi relativi alla riduzione della superficie corporea interessata dalla dermatite atopica sono stati: –7,5%, –20,0%, –19,4% e –15,7%.

Il tasso di abbandono dello studio è stato simile fra i i vari gruppi, così come simile è stato il tasso di eventi avversi, sebbene le ridotte dimensioni del campione impediscano di trarre conclusioni definitive sul profilo degli eventi avversi. L'evento avverso più comune è stato l'esacerbarsi della dermatite atopica e della nasofaringite, mentre il rischio di immuno-soppressione è risultato essere molto basso.

Sebbene limitato dal piccolo campione e dalla breve durata, lo studio "fornisce prove a supporto del coinvolgimento patobiologico di IL-31 nella dermatite atopica", scrivono gli autori. I risultati, concludono i ricercatori, "incoraggiano ulteriori studi sul ruolo di IL-31 nel prurito e sugli effetti della sua inibizione".

Riferimenti:

Thomas Ruzicka, Jon M. Hanifin, Masutaka Furue, et al. — Anti–Interleukin-31 Receptor A Antibody for Atopic Dermatitis, The New England Journal of Medicine, 2017 376:826-835; doi: 10.1056/NEJMoa1606490