link584 link585 link586 link587 link588 link589 link590 link591 link592 link593 link594 link595 link596 link597 link598 link599 link600 link601 link602 link603 link604 link605 link606 link607 link608 link609 link610 link611 link612 link613 link614 link615 link616 link617 link618 link619 link620 link621 link622 link623 link624 link625 link626 link627 link628 link629 link630 link631 link632 link633 link634 link635 link636 link637 link638 link639 link640 link641 link642 link643 link644 link645 link646 link647 link648 link649 link650 link651 link652 link653 link654 link655 link656 link657 link658 link659 link660 link661 link662 link663 link664 link665 link666 link667 link668 link669 link670 link671 link672 link673 link674 link675 link676 link677 link678 link679 link680 link681 link682 link683 link684 link685 link686 link687 link688 link689 link690 link691 link692 link693 link694 link695 link696 link697 link698 link699 link700 link701 link702 link703 link704 link705 link706 link707 link708 link709 link710 link711 link712 link713 link714 link715 link716 link717 link718 link719 link720 link721 link722 link723 link724 link725 link726 link727 link728 link729
In evidenza: Primo Incontro AITEB — Associazione Italiana Terapie Estetiche con Botulino

L’Associazione Italiana Terapie Estetiche con Botulino (AITEB) è nata due anni fa con…

Humira parzialmente efficace contro l'idrosadenite suppurativa

humira adalimumab

Il farmaco adalimumab può fornire un notevole sollievo a circa un quarto dei pazienti che soffrono di idrosadenite suppurativa da moderata a grave, secondo i risultati di uno studio clinico durato 36 settimane.

Tuttavia il farmaco non è in grado di curare la malattia e il suo effetto sembra affievolirsi dopo le prime 12 settimane di terapia. I ricercatori sottolineano che si tratta di una scoperta "estremamente promettente" nell'ambito di una patologia cronica dagli effetti devastanti, per la quale non è ancora disponibile una cura. I risultati dello studio sono stati pubblicati il 4 agosto nel New England Journal of Medicine.

L'idrosadenite suppurativa, conosciuta anche come acne inversa colpisce aree del corpo come le ascelle e l'inguine, dove compaiono grappoli di ascessi e pustole simili a quelle provocate da un'infezione. Questa malattia colpisce l'1% circa della popolazione ed è più comune nelle donne.

"Si tratta di una condizione spesso invalidante: le lesioni possono essere molto dolorose e l'impatto emotivo è traumatico", spiega il Dr. Jeffrey Sobell, professore di Dermatologia presso la Tufts University School of Medicine di Boston, che non ha collaborato allo studio. "Considerato il carattere devastante di questa patologia, una scoperta come questa rappresenta una vera e propria vittoria per i pazienti".

Va ricordato poi che, poiché molti medici non conoscono a sufficienza questa patologia, spesso sono necessari anni perché i pazienti ricevano una diagnosi accurata. "I pazienti finiscono per andare da un pronto soccorso all'altro, per via delle manifestazioni cutanee della malattia, senza che venga individuata la causa sottostante", ha spiegato il Dr. Sobell.

Nel primo dei test discussi nell'articolo, che ha coinvolto 307 volontari, il 41,8% dei pazienti che ha ricevuto una dose settimanale di farmaco pari a 40 mg ha notato una riduzione del 50% nel numero di ascessi. La riduzione misurata nel gruppo placebo è stata del 26% (p=0,003).

Nel secondo test, condotto su un gruppo di 326 pazienti, il farmaco ha prodotto un tasso di risposta del 58,9% rispetto al 27,6% del placebo (p<0,001).

"L'entità del miglioramento di questi pazienti a seguito della terapia con adalimumab è stata moderata rispetto al miglioramento ottenuto con lo stesso farmaco in pazienti colpiti da patologie diverse e nessuno dei nostri pazienti ha mostrato una scomparsa totale dei sintomi", scrive il team di ricercatori, guidato dalla Dr.ssa Alexa Kimball della Harvard Medical School di Boston.

Tuttavia, la Dr.ssa Kimball ha sottolineato la possibilità di ottenere un miglior tasso di miglioramento con una terapia prolungata. "Si tratta di una malattia estremamente difficile da trattare", ha spiegato la Dr.ssa Kimball, "ed è incoraggiante sapere di avere a disposizione un farmaco in grado di aiutare i pazienti che ne sono affetti. Si tratta senza dubbio di una scoperta importantissima".

AbbVie, che commercializza il farmaco sotto il nome di Humira, ha finanziato lo studio ed è stata direttamente coinvolta nello svolgimento dei test (PIONEER I e II). Nel corso dello studio non sono emersi effetti collaterali gravi.

Riferimenti:

New England Journal of Medicine 2016; 375:422-434; doi:10.1056/NEJMoa1504370

BP-PB